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Mancini: "Non basta, divertiamoci in finale"

Abbiamo parlato con il tecnico azzurro in vista della sfida con l'Inghilterra: "Solo cercando di divertirsi si può vincere una finale"

Mancini parla alla squadra.
Mancini parla alla squadra. Getty Images


Alzi la mano chi si aspettava di vedere l'Italia in finale a UEFA EURO 2020 tre anni fa. Il lavoro svolto da Roberto Mancini alla guida degli Azzurri ha davvero dell'incredibile. Adesso però manca un ultimo (grande) sforzo.

"Essere arrivati in finale è un buon traguardo," dice il tecnico azzurro a EURO2020.com. "Ma non basta". La chiave per battere l'Inghilterra a Wembley: "Scendere in campo per divertirsi, come sempre".

Verso Italia - Inghilterra in diretta

Qual è stata la reazione subito dopo aver ottenuto la qualificazione per la finale?

Stiamo lavorando per questo da tanto tempo e ci speravamo. Quindi siamo stati felicissimi e per questo devo dire grazie a tutti i giocatori.

Guarda Mancini andare a segno per l'Italia a EURO 88
Guarda Mancini andare a segno per l'Italia a EURO 88

Il frutto di un lavoro di tre anni. Si aspettava di arrivare al successo così presto?

Intanto non siamo ancora arrivati al successo. Sarà un successo solo se riusciremo a vincere domenica. Diciamo che speravamo di poter fare un bel lavoro. Questo lo abbiamo fatto, ma alla fine conterà anche vincere, eh.

Quanto è stato importante il lavoro sul gruppo?

Credo sia la base di tutti i gruppi di lavoro. Il feeling tra le persone che stanno bene insieme. Siamo tutti insieme ormai da tanti giorni ma sono passati velocemente. Questo vuol dire che c’è un buon feeling tra i ragazzi ed è importante anche quando sono in campo.

Le ricorda un po’ la sua Samp sotto questo aspetto?

La Samp di Mantovani era una squadra particolarissima, un club particolarissimo con dei valori importanti. Quindi sì, un po’ sì. Devo dire che i ragazzi tra di loro stanno bene. C’è una buona atmosfera e quindi è chiaro che tutto vada meglio quando è così.

L’abbraccio con Vialli uno dei momenti più iconici di questo torneo per l’Italia…

Era una partita difficilissima con l’Austria, sofferta. E’ stato un abbraccio liberatorio, un po’ come essere tornati indietro 30 anni. Le ultime due non sono state semplici ma quella era la prima a eliminazione diretta e per come si era messa è stata una partita davvero dura.

Riviviamo Inghilterra - Italia del 1980
Riviviamo Inghilterra - Italia del 1980

Dalle goleada a Roma alle vittorie sofferte nella fase a eliminazione diretta. E’ un’Italia che sa adattarsi alle situazioni e agli avversari.

Se vuoi arrivare in fondo a un torneo così, un Europeo o un Mondiale, in cui gli avversari sono tutti difficili da battere, devi adattarti a diverse situazioni. Non puoi pensare di vincere un mondiale o un europeo dominando. Ci sono partite in cui puoi soffrire perché le altre squadre sono forti. Ci sono momenti della partita in cui le cose non vanno come tu vorresti che andassero. Perché gli alti stanno facendo cose che tu non pensavi facessero. E’ chiaro che bisogna adattarsi.

Parlando di sfide difficili. L’Inghilterra a Wembley…

L’Inghilterra avrà lo stadio quasi tutto a sostenerla. E’ chiaro che ci sarà un bel tifo per loro. Però, considerando che a parte le ultime partite dell’Europeo, venivamo da un anno e mezzo senza tifosi, va bene anche così, Credo sia una bellezza avere tanti tifosi allo stadio,

Sarà anche una pressione in più per l’Inghilterra?

Siamo noi a dovergli mettere pressione. Se saremo bravi ad andare in vantaggio. Poi è chiaro che le partite vanno giocate fino alla fine perché poi l’Inghilterra è una grande squadra, forte fisicamente e tecnicamente, una squadra che lotta. Ci sarà da combattere fino alla fine.

Quanto è diversa questa da una partita ‘normale’?

E’ un po’ diversa, sì. Arrivarci non è semplice ma va sempre giocata con concentrazione e allegria perché è sempre una partita di calcio. Non si può giocare una partita di calcio tesi, nervosi. Bisogna giocare con la pressione giusta, cercando veramente di andare a divertirsi. Solo così poi si vince una finale.

Qual è il suo primo pensiero adesso quando pensa a domenica?

Sono orgoglioso di quello che i ragazzi hanno fatto. Non era semplice. Ci hanno creduto sin dal primo giorno. Essere arrivati alla finale è un grande traguardo. Però non basta.