Intervista a Luis Enrique: l'allenatore del Paris sugli stili di gioco, su cosa significa sollevare il trofeo e i suoi ricordi di Mikel Arteta
lunedì 25 maggio 2026
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"Questa volta la pressione è ancora più alta", afferma Luis Enrique, mentre i campioni in carica del Paris si preparano per la finale di UEFA Champions League contro l'Arsenal.
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Luis Enrique sa bene cosa significa sollevare questo trofeo, dopo aver guidato il Paris Saint-Germain alla conquista dell’Europa nella scorsa stagione. Ma il tecnico dei campioni in carica sa anche che davanti a sé troverà una delle sfide più difficili: l’Arsenal di Mikel Arteta, suo ex compagno di squadra, pronto a contendersi il titolo nella finale di Budapest del 30 maggio.
Parlando con la UEFA alla vigilia dell’epilogo della competizione, Luis Enrique ha sottolineato come le due squadre abbiano molte caratteristiche in comune e ha ripercorso le emozioni vissute lo scorso anno, quando è riuscito a portare il trofeo nella capitale francese, regalando una gioia storica al club e ai suoi tifosi.
Gli stili di gioco di Paris e Arsenal
"Non credo che le due squadre siano agli opposti, l’Arsenal è una squadra costruita a immagine e somiglianza del suo allenatore: Mikel Arteta è partito chiaramente dall’ideologia calcistica di Pep Guardiola, basata sul possesso palla. Sono incredibilmente competitivi e riflettono perfettamente la personalità di Mikel".
"Sono la miglior squadra difensiva d’Europa ormai da diversi anni, ed è una combinazione devastante, perché non dipendono da un singolo giocatore. Segnano tantissimo sui calci piazzati e hanno questo equilibrio straordinario: concedono pochissimo e allo stesso tempo fanno molti gol".
"Qualcuno magari dirà che non segnano con azioni costruite coralmente, ma sinceramente… è importante? Basta chiedere ai tifosi dell’Arsenal: sono sicuramente felicissimi. Hanno appena vinto la Premier League e faccio loro i complimenti. Se lo meritavano fin dall’inizio della stagione, perché hanno disputato un campionato straordinario. Sono andati vicinissimi a vincere ogni competizione a cui hanno partecipato".
"Siamo simili nel fatto che, proprio come l’Arsenal, cerchiamo di valorizzare al massimo le nostre qualità. Per riuscirci dobbiamo tenere il pallone ed esprimerci attraverso il gioco. Anche noi possiamo essere pericolosi sui calci piazzati, ma amiamo soprattutto mantenere il possesso, giocare con il pallone e trovare gli spazi per rompere le linee avversarie".
"I nostri giocatori hanno forse caratteristiche individuali più marcate, ma giocano comunque in maniera collettiva. Credo che stiamo parlando di due grandissime squadre: insieme al Bayern München, probabilmente le tre migliori d’Europa. Per questo motivo dovremo adattarci, sia nel modo di giocare sia nel modo di difendere, facendo cose diverse rispetto a quelle che facciamo abitualmente, se vogliamo riuscire a batterli".
Cosa significa vincere questa competizione
"Quando vinci come abbiamo fatto noi la scorsa stagione, soprattutto quando nessuno se lo aspettava, provi una sensazione immensa di gioia e orgoglio" racconta Luis Enrique. "Non si tratta semplicemente di aver conquistato la Champions League o di aver fatto la storia con il Paris, anche se era esattamente ciò che volevamo. Quando sono arrivato al club mi sono detto: ‘Il mio obiettivo è fare la storia’. E in effetti ci siamo riusciti. Ma quel capitolo ormai è chiuso".
"Adesso vogliamo continuare a scrivere questa storia, perché crediamo di avere ancora tanto da raggiungere. Ed è qualcosa di meraviglioso, gratificante, stimolante, emozionante. Soprattutto quando ti rendi conto che, grazie al tuo lavoro, puoi rendere felici persone che non hai mai nemmeno incontrato, magari anche solo per qualche momento".
Il tecnico spagnolo si è soffermato anche sul legame speciale tra il calcio e i tifosi: "Ci sono famiglie che non conosci nemmeno e che vengono a ringraziarti perché vivono queste emozioni. Quando qualcuno guarda una partita insieme ai propri cari si crea qualcosa di unico, una connessione difficilmente paragonabile ad altro. E poter regalare alle persone la gioia di festeggia un titolo come quello dello scorso anno… è qualcosa di davvero bellissimo".
Più pressione la scorsa stagione o quest'anno?
"Direi che la pressione maggiore c’era l’anno scorso, perché tutti dicevano: ‘È arrivato il momento, questa volta non possiamo fallire’. Stavolta la pressione c'è comunque, ma nasce dal fatto che sentiamo di meritarci questo traguardo, per il percorso che abbiamo fatto e per tutte le grandi squadre che siamo riusciti a eliminare lungo il cammino".
Abbiamo dovuto superare gli spareggi e abbiamo probabilmente avuto il sorteggio più complicato tra tutte le 36 squadre. Guardando tutto quello che abbiamo vissuto e i miglioramenti che abbiamo compiuto nel corso della stagione, arrivare a questa finale rappresenta il coronamento del nostro percorso".
I ricordi su Mikel Arteta e l'amicizia con il tecnico dell'Arsenal
"Quello che ricordo di Mikel Arteta è che era giovanissimo quando io ero già al Barça. Credo che abbiamo giocato insieme per una stagione, ma non sono nemmeno sicuro che sia stata completa, perché poi andò in prestito al Paris. Quindi non abbiamo avuto tantissimo tempo per condividere il campo, ma ho ricordi splendidi di lui. Era un ragazzo eccezionale: grande lavoratore, con personalità e qualità tecniche. Un centrocampista davvero molto forte".
"Quando conosci qualcuno nel mondo del calcio, non hai bisogno di sentirlo ogni giorno, ogni settimana o ogni mese per mantenere un legame. Ogni volta che incontro Mikel Arteta, porta sempre qualcosa di positivo nella mia vita, sia per l’amicizia che ci unisce sia per le esperienze vissute insieme durante quella stagione. Non serve molto tempo per creare una connessione vera. Quando c’è sintonia, buone sensazioni ed energia positiva, tutto viene naturale. Ogni volta che ci vediamo ricordiamo quell’anno in cui siamo stati compagni di squadra… ed è sempre un ricordo meraviglioso".
Intervista del 20 maggio 2026