Intervista a Augusto Batalla: il portiere del Rayo Vallecano parla della finale di UEFA Conference League contro il Crystal Palace
mercoledì 27 maggio 2026
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"Dobbiamo sfruttare al massimo questa opportunità", Augusto Batalla dà la carica al suo Rayo Vallecano in vista della finale di UEFA Conference League contro il Crystal Palace.
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Nella sua seconda stagione al Rayo Vallecano, Augusto Batalla sta vivendo un sogno: la sua squadra ha raggiunto la finale di UEFA Conference League contro il Crystal Palace.
Ora il portiere spera che la filosofia che ha maturato nel corso degli anni — affrontare tutto con naturalezza e lasciarsi guidare dagli eventi — insieme all’umiltà tipica del Rayo, club noto per il suo spirito popolare e autentico, possa aiutare la squadra a compiere un’impresa storica a Lipsia.
I benefici di essere autentici
"Sono la stessa persona che ero quando sono arrivato qui. Quest’anno ho raggiunto i dieci anni nel calcio professionistico, con quasi 300 partite giocate, forse anche di più. Tutto questo fa sì che le persone imparino a conoscerti meglio, soprattutto per il modo in cui vivi e interpreti le cose, al di là del momento sportivo che stai attraversando. Cerco sempre di seguire la stessa strada: gli stessi principi, gli stessi valori e la stessa onestà. Per me, la cosa più importante è essere ricordato come una brava persona prima ancora che come un buon portiere".
"Qui bisogna sempre restare con i piedi per terra. Quando dico che sono una persona normale, penso a mio padre, che ha sempre lavorato come macellaio. So cosa significa lavorare duramente, arrangiarsi, vivere con il minimo indispensabile. Oggi siamo in una posizione privilegiata ma i nostri principi restano gli stessi, indipendentemente dalla situazione economica. E Vallecas è il luogo perfetto per ricordarsi cosa sia davvero la vita reale. Tutti noi ci identifichiamo con il quartiere, con la sua gente e con i suoi valori. È questo che ci riempie il cuore e ci dà un modo diverso di vedere le cose rispetto ad altri club.
La pressione del ruolo del portiere
"Quando ero più giovane, per me era molto più difficile gestire tutto, perché sentivo di non potermi permettere errori. Ma quando pensi e vivi il calcio in questo modo, finisci solo per sbagliare ancora di più. Quando invece impari a lasciarti andare, a restare tranquillo, tutto viene in maniera più naturale e questo ti permette di prendere decisioni migliori ogni volta che scendi in campo".
"[La salute mentale nello sport] è un argomento molto importante per me. Quando arrivi nel calcio professionistico a 16, 17, 18 o 19 anni, nessuno ti prepara davvero dal punto di vista mentale a tutto quello che dovrai affrontare o alla pressione che sentirai. Io stesso ne ho sofferto. Lavoro da anni con uno psicologo e oggi, con qualche capello bianco in più e un po’ più di esperienza, riesco a vivere tutto con maggiore serenità".
"I media e i social possono fare molto male: ci sono persone che, nascondendosi dietro uno schermo, si sentono libere di giudicare ragazzi giovanissimi per un errore commesso. Dobbiamo ricordarci che dietro quel calciatore, dietro quella superstar che tutti vedono, c’è prima di tutto una persona".
Sulla finale
"Stiamo iniziando a renderci conto che abbiamo la possibilità di giocarci una finale. Farlo con questo club non è affatto semplice, considerando tutte le difficoltà quotidiane e gli ostacoli che affrontiamo ogni giorno. Siamo un gruppo di giocatori piuttosto esperti per gli standard europei, infatti siamo la squadra con l’età media più alta del torneo. Questo significa che ognuno di noi ha vissuto molto, dentro e fuori dal campo".
"Dopo il fischio finale [in semifinale] dell’arbitro, quando abbiamo capito che saremmo andati a Lipsia, c’è stato un senso di sollievo, come a dire: 'Siamo arrivati fin qui'. Ma allo stesso tempo ho visto qualcosa nel gruppo che mi è piaciuto tantissimo: la sensazione che il lavoro non sia ancora finito. E questo sarà fondamentale nella finale contro il Crystal Palace'.
"Quando hai un’occasione del genere — perché ci sono tanti giocatori che finiscono la carriera senza mai disputare una finale — devi sfruttarla al massimo. Senza dubbio questo è il momento più bello della mia carriera sportiva. Mi sento benissimo fisicamente, sto bene mentalmente, sono nel miglior momento della mia forma e spero di chiudere questa stagione nel miglior modo possibile, per poi vedere cosa mi riserverà il futuro nei prossimi anni".
Le emozioni in vista della finale
"Onestamente, la sto vivendo con molta calma, davvero con molta calma; lavorerò come ho sempre fatto e cercherò, anche solo per un attimo, di prendermi il tempo per godermela, perché essere lì e avere la possibilità che la mia famiglia sia lì, che i miei figli vivano questa esperienza, è qualcosa di meraviglioso".