L'incredibile ascesa del Como, dalla D alla Champions League
giovedì 3 settembre 2026
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Dalla quarta serie del calcio italiano alla prima partecipazione in UEFA Champions League: la rapida ascesa del Como ha riempito d’orgoglio una città, valorizzato un progetto calcistico ambizioso e consacrato Cesc Fàbregas come uno dei giovani allenatori più interessanti d’Europa.
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Sulle rive di uno dei laghi più famosi d’Europa, sta prendendo forma una nuova storia calcistica. Como, città di circa 83.000 abitanti, si prepara alla sua prima partecipazione alla UEFA Champions League, dopo che il club ha conquistato il quarto posto in Serie A nella passata stagione.
Per Michela Trombetta, tifosa del Como da sempre, la qualificazione rappresenta un traguardo che in pochi in città avrebbero osato immaginare. "Non riesco ancora a crederci. Speravamo di chiudere la stagione in zona europea, tra le prime sei, ma non avremmo mai immaginato di qualificarci per la Champions League", racconta.
"Siamo abituati alle delusioni e alle sofferenze, quindi cerchiamo sempre di tenere i piedi per terra. Ma negli ultimi mesi della stagione si respirava un cauto ottimismo. Ci chiedevamo l’un l’altro se sarebbe successo davvero".
Dalla Serie D alla massima competizione europea
Il percorso del Como verso la Champions League è stato sorprendentemente rapido. Il club è stato acquistato dai fratelli Robert e Michael Hartono nel 2019, quando militava in Serie D. Il loro arrivo ha portato stabilità e una visione a lungo termine per la crescita della società, con una serie di nomine in ambito sportivo e amministrativo che hanno contribuito a gettare le basi per il successivo sviluppo.
L’ex nazionale inglese Dennis Wise è diventato una figura di riferimento dietro le quinte, mentre Thierry Henry è entrato nella società come azionista di minoranza. Particolarmente significativo è stato invece l’arrivo di Fàbregas nel 2022, inizialmente come giocatore.
Il Como è tornato in Serie A nella stagione 2024/25 e ha proseguito la propria ascesa sotto la guida di Fàbregas, conquistando il quarto posto e la qualificazione alla principale competizione europea per club.
Enrico Levrini, giornalista, autore ed esperto del museo ufficiale del club, ha seguito il Como in tutte le categorie del calcio italiano. "Per quanto riguarda la nostra qualificazione in Champions League, non avrei mai immaginato che potesse arrivare così presto, cosa che lo stesso Cesc Fàbregas ha ammesso", ha detto.
Secondo Levrini, la crescita del club è stata ambiziosa, ma costruita con attenzione. "Fin dall’inizio la proprietà dichiarato di considerare la nostra città il luogo perfetto per loro e hanno iniziato a costruire il progetto passo dopo passo. Hanno cominciato a inserire figure chiave in ruoli importanti, dalla comunicazione all’area sportiva. Dalla Serie D hanno lavorato con calma, ma con grande determinazione".
Il fattore Fàbregas
Fàbregas è diventato una figura centrale per l’identità e le ambizioni del Como. L’ex centrocampista di Arsenal, Barcelona, Chelsea e Nazionale spagnola, ricopre un ruolo fondamentale nella definizione dell’identità del club. Lo spagnolo ha un ruolo di primo piano nella definizione del mercato e nella crescita della squadra, oltre a esserne l'allenatore. Un tale livello di influenza rimane relativamente raro in Serie A e riflette la fiducia che la proprietà del Como ha riposto in lui.
La sua squadra è famosa in Italia per il suo calcio tecnico e spettacolare, grazie a una rosa giovane e di respiro internazionale, costruita per adattarsi alla visione di gioco del suo allenatore.
Tra i giocatori di punta, c’è sicuramente il centrocampista argentino Nico Paz, le cui prestazioni hanno attirato tifosi ben oltre i confini della regione. La sua creatività e la sua qualità tecnica incarnano il tipo di calcio che il Como vuole portare in Champions League.
Giulio Saetta, che segue il club per la “Gazzetta dello Sport”, ritiene che Fàbregas abbia apportato qualcosa di distintivo al calcio italiano. “Ha una marcia in più; nel calcio italiano non abbiamo mai avuto nessuno con la sua mentalità. È molto ambizioso, ma agisce anche con correttezza e compostezza. Inoltre cura ogni singolo dettaglio, è molto competente dal punto di vista tattico ed è anche bravissimo a motivare la squadra".
"Nonostante sia solo all'inizio della carriera di allenatore, sta già ottenendo ottimi risultati. Ha conseguito la licenza da allenatore solo tre anni fa, ma il fatto che abbia esordito in Premier League all’età di 16 anni, diventando rapidamente un leader ovunque abbia giocato, potrebbe spiegare quel qualcosa in più che possiede".
Una società e una città che crescono insieme
La trasformazione del Como ha portato nuovi tifosi e una ribalta internazionale, ma i tifosi storici del club rimangono determinati a preservare l’identità che ha accompagnato il club nelle serie minori.
"Siamo circa 3.000 i tifosi che erano presenti ai tempi della Serie B, C e D e che tifano ancora per il club", ha detto Levrini. "Sappiamo che è un mondo nuovo, ma non vogliamo perdere la nostra identità, dal lago alle maglie blu. Vogliamo anche essere conosciuti per il nostro stile di gioco".
Questo legame si manifesta nel rapporto tra la società e la sua comunità. Le famiglie e i giovani tifosi sono sempre più presenti al Sinigaglia, mentre i tifosi che un tempo seguivano altre squadre stanno tornando a sostenere la loro squadra del cuore.
"Abbiamo un grande cuore", ha detto Trombetta. "Ci sono rispetto e stima reciproci tra la società e i tifosi; siamo tutti uniti in questo percorso per aiutare il Como a crescere. C’è un gruppo storico di tifosi molto appassionati che sta guidando i nuovi arrivati. Molti tifosi che si erano allontanati per seguire altre squadre ora stanno tornando".
"Mi piace accogliere allo stadio le famiglie con bambini piccoli, perché loro sono il futuro. Inoltre siamo al sesto posto in Serie A per numero di tifosi che si recano alle trasferte. È un risultato abbastanza buono, considerando che siamo stati nelle serie minori per così tanto tempo".
Pronti per la Champions League
Il Como si avventura adesso in un territorio inesplorato, preparandosi ad affrontare per la prima volta alcune delle squadre più importanti d’Europa.
Il suo esordio in Champions League rappresenta un altro passo importante in un percorso basato su investimenti, una pianificazione accurata e un’identità calcistica sempre più definita. È anche un momento speciale per i tifosi che sono rimasti fedeli al club durante gli anni trascorsi lontani dalla massima serie italiana".
"È un risultato straordinario per una squadra come la nostra", ha detto Trombetta. "E sembra ancora un sogno. Non so cosa aspettarmi, ma spero che riusciremo ad arrivare il più lontano possibile. E sentire l’inno della Champions League in una partita del Como è qualcosa di semplicemente pazzesco. Non vedo l’ora di urlare la parte finale – The Champioooons! – con le lacrime agli occhi".
Dalla Serie D alla Champions League, il percorso del Como è già stato straordinario. Ora la piccola squadra del celebre lago italiano è pronta a farsi largo in Europa.
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Questo articolo è tratto dall'ultimo numero di Champions Journal. È possibile acquistare il numero 28 e tutte le edizioni precedenti da questo link.