Eden Hazard, tra passato e presente

Dopo il trasferimento estivo al Real Madrid, Eden Hazard ha parlato dei suoi ricordi e svelato i suoi obiettivi per il futuro.

Eden Hazard è passato al Real Madrid dal Chelsea la scorsa estate
Eden Hazard è passato al Real Madrid dal Chelsea la scorsa estate

Ogni venerdì nelle prossime settimane UEFA.com pubblicherà delle interviste con i campioni della UEFA Champions League.

Ad agosto abbiamo parlato col regista belga Eden Hazard dopo il trasferimento estivo al Real Madrid dal Chelesa.

UEFA.com: cosa rende questo club così speciale sia in generale che per te in particolare?

Eden Hazard: è speciale perché tutti in Francia conoscono il Real Madrid. Per me in particolare invece perché quando ho iniziato a fare il calciatore, [Zinédine] Zidane giocava col Real. Il Real era 'IL' club. Poi quella iconica maglia bianca e lo stadio: il migliore del mondo. Quindi posso dire che tutto lo rende speciale. Inoltre da bambino facevo il tifo per il Real, anche per questo ho deciso di venire qui.

Diciassette anni fa Zidane ha segnato quel gol al Leverkusen in finale di UEFA Champions League. Ti ricordi dov'eri?

Non credo di averlo visto in diretta perché non sempre guardavamo tutto. Guardavamo un sacco di calcio, ma non sempre vedevamo la Champions League e in più all'epoca dovevo andare a letto all'intervallo. Ma l'ho visto il giorno dopo e l'ho rivisto un sacco di volte nei giorni successivi. Credo che io e Thorgan abbiamo cercato di copiarlo anche in giardino, ma non ci siamo mai riusciti. Da tifoso del Real sin da bambino, è un bel ricordo.

Guarda i gol della 13esima vittoria del Real Madrid in Coppa dei Campioni
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Hai altri ricordi specifici del Real di quando eri un bambino; giocatori o partite particolari che ricordi oltre quel gol?

Ricordo soprattutto i giocatori, come Raúl González. Penso che il periodo dei Galàcticos sia stato davvero speciale. Quando in squadra giocavano insieme Luís Figo, Ronaldo e tutte le altre stelle, era davvero fantastico, soprattutto per un bambino.

Che obiettivi ti sei posto venendo qui? Hai detto che era già da un po' che volevi venire. Adesso che sei al Real, hai un obiettivo preciso in mente?

No, ho sempre fatto parlare il campo. Non sono mai andato da nessuna parte dicendo "devo fare questo, quello o quell'altro". Naturalmente quando sei in un club come questo, devi vincere e segnare. Ma dal punto di vista personale continuerò a fare come ho sempre fatto.

Provo a divertirmi il più possibile in campo e so che se mi diverto i risultati seguiranno. Voglio che la gente desideri vedermi in campo, voglio vincere e fare gol. Un po' come fatto al Chelsea, ma stavolta voglio fare ancora meglio.

Senti il forte legame tra questo club e la UEFA Champions League? Lo senti subito appena arrivi?

Sì, lo percepisci già dal fatto che abbia più coppe di tutti. Penso che quando sei al Real Madrid, ogni anno - anche se per me è solo il mio primo anno - quando parli con la gente, quando parli con i tifosi, tutti si aspettano che quell'anno tu vinca la Champions League. Ecco perché penso che ci sia tanta aspettativa nella Champions League e perché l'hanno vinta più degli altri.

Real Madrid via Getty Images

Com'è stato essere presentato davanti a 50.000 spettatori? Deve essere stato emozionante.

Sì, lo è stato. Quando vado in uno stadio lo sento come casa mia. In quell'occasione dovevo fare la conferenza stampa. C'erano tantissimi tifosi, TV, il presidente che doveva fare un discorso e tutte le telecamere erano puntate su di me.

Non credo di saperlo descrivere in francese. Non esiste una parola. È una sensazione piuttosto esilarante ed è piacevole, ma ti senti anche un po' impaziente perché quando vedi tutte quelle persone vuoi andare in campo il prima possibile. Mi trovo meglio quando lascio che siano i miei piedi a parlare per me.

Quanto è stato importante lasciare il Chelsea a testa alta dopo aver vinto un trofeo?

Al tempo non sapevo ancora che me ne sarei andato. Speravo di andarmene perché avevo fatto il mio tempo al Chelsea, ma pensavo che se fosse stata la mia ultima partita [la finale di UEFA Europa League] non dovevo andarmene da eroe, ma da leader della squadra e dei tifosi.

Se non avessimo vinto, sia io che la società saremmo rimasti delusi ma questo non avrebbe intaccato i sette fantastici anni passati insieme. Alla fine però abbiamo vinto e in più è stato un derby di Londra [contro l'Arsenal]. Questo è stato un aspetto importante per i tifosi oltre alla vittoria stessa della coppa. Quando sei al Chelsea devi vincere dei trofei quindi siamo stati felici quella sera.

Come il Chelsea ha vinto l'Europa League 2019
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L'Inghilterra è la patria del calcio ma la Spagna non è molto distante. Qual è l'aspetto più entusiasmante?

Penso che qui i tifosi siano davvero fanatici. In Inghilterra non sono così esaltati. Lì la gente ama il calcio e tutti sono molto appassionati, ma non sono così fanatici delle loro squadre. Quando ero al Chelsea e abbiamo perso, eravamo delusi come i tifosi, ma non abbiamo mai avuto la sensazione che fosse una disgrazia. Qui in Spagna è diverso. Se perdi una partita capisci la differenza. Il calcio per loro è tutto e spetta a noi giocatori dare il massimo.

Quali aspetti devi ancora migliorare?

Tanti aspetti. Il fatto di giocare in un altro campionato significa che imparerò cose nuove. Lo stile di gioco è un po' diverso, così come la preparazione delle partite. Ci sono cose che si possono imparare ogni giorno. È difficile dire se posso migliorare tecnicamente o tatticamente. Si può e si deve sempre imparare - ecco perché si gioca. Mi sono detto che imparerò gradualmente.

Questa intervista è stata condotta ad agosto.