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Kasper Schmeichel, il Leicester e la Champions League

Dopo l'improbabile titolo vinto l'anno scorso con il Leicester, il portiere parla della nuova avventura in UEFA Champions League, di Claudio Ranieri e del grande spirito dei Foxes.

Kasper Schmeichel, il Leicester e la Champions League
Kasper Schmeichel, il Leicester e la Champions League ©UEFA.com

Suo padre Peter ha vinto la rocambolesca finale di UEFA Champions League del 1999. Ora, Kasper Schmeichel partecipa alla competizione con il Leicester City, che ancora una volta vuole fare sognare.

Dopo aver iniziato con un 3-0 sul Club Brugge nel Gruppo G, i Foxes affrontano il Porto martedì. Il portiere parla della maggior pressione che il torneo porta con sé e racconta la favola iniziata con l'ingaggio a sorpresa di Claudio Ranieri e terminata con la vittoria del primo campionato del Leicester.

Giocare in UEFA Champions League ...

Credo che sia l'obiettivo di qualsiasi calciatore professionista. È la competizione più importante a livello di club. Puoi vincere il campionato e le coppe nazionali, ma la Champions League è speciale.

L'esordio da sogno del Leicester

Le aspettative del Leicester...

Non siamo mai stati una squadra che dichiara i suoi obiettivi, dicendo per esempio "arriveremo fin lì" o cose del genere. Scenderemo in campo e faremo quello che abbiamo fatto la scorsa stagione, giocando con grande spirito e impegno, poi vedremo.

Gli impegni infrasettimanali in Europa...

Bisogna ricordare che molti di noi giocavano in seconda divisione, che prevede 46 partite di campionato più quelle di coppa, quindi siamo abbastanza abituati. L'unica differenza sono i viaggi.

Il sorteggio è stato fortunato, nel senso che non dovremo viaggiare troppo, quindi non ci penso che ci saranno grandi differenze. Poi, l'adrenalina della Champions League prevale sulla fatica e su tutto il resto.

©Getty Images

L'arrivo di Claudio Ranieri...

Non sapevamo cosa aspettarci, è sempre così quando cambi allenatore. Robert Huth era l'unico che lo conosceva perché ci aveva giocato al Chelsea: forse ai quei tempi il mister era più severo.

La squadra aveva già solide basi grazie al lavoro dell'allenatore precedente e Claudio ci ha perfezionati portandoci al successo. L'ho detto più volte: gran parte del merito va a lui perché si è reso conto di avere un gruppo che funzionava bene, non solo in campo ma anche fuori. Anche lo staff era valido: un buon allenatore capisce che non deve intervenire se non c'e niente che non va.

Ha cambiato un po' gli allenamenti, la tattica e altri aspetti simili, sfruttando il fatto che nelle ultime 10 giornate della stagione prima avevamo vinto molto. Per questo lo ritengo un allenatore molto bravo.

La vittoria del campionato...

È stata una combinazione di fattori, ma credo che il più importante sia stato lo spirito di squadra. C'era una grande alchimia, non solo in campo, e abbiamo sfruttato i nostri punti di forza. Era difficile giocare contro di noi e in ogni partita ci ripetevamo: "La scorsa settimana abbiamo fatto bene, ora dobbiamo ripeterci".

©Getty Images

Abbiamo continuato a vincere, quindi la fiducia è aumentata. Alcune vittorie sono state travolgenti, altre più combattute. Abbiamo iniziato a carburare dopo circa 10-15 giornate e da lì in poi abbiamo mantenuto un ritmo alto ma costante.

La festa a casa di Jamie Vardy dopo Chelsea-Tottenham...

Io non ero a casa sua. Sono arrivato dopo perché avevo deciso di passare la giornata con la mia famiglia, e comunque non volevo guardare il Chelsea [contro il Tottenham], ma la sensazione che abbiamo provato quando ci hanno detto che eravamo campioni è stata surreale, e lo è ancora!

È stata una sensazione strana, un susseguirsi di emozioni diverse. Siamo molto affiatati ed è bello vincere con un gruppo al quale sei contento di appartenere.