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I consigli di Hitzfeld

Ottmar Hitzfeld, che ha portato Borussia Dortmund e FC Bayern München a vincere la UEFA Champions League, ha voluto dare i suoi consigli agli allenatori in erba.

I consigli di Hitzfeld
I consigli di Hitzfeld ©Getty Images

"Un dittatore democratico", è così che il Ct della Svizzera Ottmar Hitzfeld si è definito quando è stato a Nyon a inizio mese per parlare con gli studenti della Licenza Pro UEFA nell'ambito del programma di scambio per allenatori. Vincitore della UEFA Champions League con Borussia Dortmund (1997) e FC Bayern München (2001), Hitzfeld ha offerto preziosi consigli.

Lavora sui tuoi punti deboli
Io ero timido e intimorito quando dovevo parlare alla gente. Da giocatore andava bene, ma da allenatore no. Mi esercitavo a casa di fronte allo specchio per assicurarmi di essere in grado di far arrivare il mio messaggio.

Sii flessibila
E' importante avere una filosofia e metterla in pratica, ma bisogna lavorare con i giocatori che si hanno. Al Dortmund nel 1991, io volevo giocare con il 4-4-2 o 4-2-3-1, ma il Dortmund aveva sempre giocato con il 3-5-2. Non avevo i giocatori giusti. Ho cambiato la mia filosofia e solo quando ho ingaggiato igiocatori giusti sono tornato alle origini. Dovete essere flessibili.

Dedicati ai giocatori difficili
Da giocatore ero piuttosto egoista. Da tecnico so come funziona e so che è ai giocatori così che bisogna dedicarsi di più. Certe volte i più bravi sono i più difficili, ma non sono mai fuggito dal confronto. Con i giocatori così devi investire di più, e poi loro ti daranno il cuore. Se ti relazioni solo ai giocatori facili, avrai una squadra debolei.

Impara dai tuoi errori
Le esperienze negative servono per migiorare. Perdere la finale di Champions del 1999 è stato positivo alla fine, perché due anni dopo l'abbiamo vinta. Abbiamo subito gol al 91' e al 93', e ho chiamato a raccolta i giocatori. Alla fine la colpa è stata nostra che non abbiamo mantenuto la concentrazione. E' importante motivare di nuovo i giocatori.

Sii moderno
Bisogna tenere d'occhio gli sviluppi del gioco. E' un lavoro a tempo pieno. Devi pensare al calcio giorno e notte. Vedere video. Non basta guardare una partita una volta. Devi anche accertarti di avere un buon mix di giovani e veterani nel tuo staff.

Comunica in maniera chiara
Ho sempre spiegato ai giocatori perché non li mettevo. E' una cosa che si impara. Devi assicurarti di non ferire od offendere nessuno. I giocatori spesso sono molto sensibili. Ogni singola parola che dici è importante, e devi assicurarti di mantere una relazione di fiducia, solo così avrai successo.

Conosci i tuoi giocatori
I miei giocatori si aspettano da me che conosca vita, morte e miracoli degli avversari, ma anche che conosca loro così bene. Vogliono essere trattati non come un numero su una maglietta. Non riguarda solo la tattica o il campo, ma anche quello che succede fuori. Devi stabilire una relazione che rinforzi lo spirito di squadra.

Negli anni '60 o '70 i giocatori volevano più autorità dagli allenatori, ora vogliono empatia. Prima di una gara della Svizzera contro l'Inghilterra ho preso da parte Granit Xhaka, che aveva 19 anni, e gli ho chiesto: 'Te la senti di giocare a Wembley con 90.000 persone intorno?'

Era una domanda semplice e lui a risposto: 'Perché no - non ti fidi di me?' Oggi i giovani sono più maturi e sicuri di loro stessi. Un giocatore 30 anni fa non avrebbe parlato così. Ecco perché è importante investire tempo per conoscerli come esseri umani.

Parlate lo stesso linguaggio
Per me la comunicazione è stata sempre la parte fondamentale dell'allenare. Devi sapere cosa succede in squadra ed avere empatia. Se lavori con un grande club, lo rappresenti – sei la faccia della società. Ogni piccola parola è importante. Per uno straniero non è semplice.

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