Lettera aperta alla famiglia del calcio
lunedì 10 agosto 2026
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Lettera congiunta di AFC, CONCACAF e UEFA
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Cara famiglia del calcio,
il calcio è la passione comune più grande del mondo. Non appartiene a nessun individuo e a nessuna istituzione.
Appartiene ai giocatori, ai tifosi, ai club, alle federazioni e a ogni istituzione incaricata di salvaguardarne il futuro.
È in questo spirito, in quanto confederazioni che rappresentano i propri membri, che oggi parliamo collettivamente.
La crescita registrata nell'ultimo decennio è stata reale, ma questi progressi non sono mai stati opera di un solo individuo. Sono stati frutto del lavoro della FIFA, delle confederazioni, delle federazioni e delle migliaia di persone che dedicano la propria vita a questo sport.
L'ampliamento dei tornei, l'assegnazione delle Coppe del Mondo FIFA del 2030 e del 2034 e la distribuzione delle risorse alle federazioni sono stati traguardi condivisi, concordati e raggiunti insieme.
Non si tratta di soldi. Le confederazioni hanno già chiesto una distribuzione responsabile delle ingenti riserve della FIFA per consolidare ulteriormente gli investimenti nello sviluppo delle federazioni.
Non si tratta neanche di mettere in discussione il sostegno che ogni federazione si è guadagnata, nonostante le campagne allarmistiche rivolte ai nostri membri per suggerire il contrario. Né si tratta di riconsiderare l'espansione delle competizioni, l'assegnazione dei posti per la Coppa del Mondo o qualsiasi altra decisione presa collettivamente. Tali decisioni sono state prese insieme e devono rimanere valide.
Si tratta di qualcosa di più fondamentale: l'integrità del calcio e l'integrità di coloro che sono stati eletti per guidarlo.
La leadership nel calcio non è possesso. Non si tratta di detenere – o pretendere – il potere. È un dovere di servizio verso la famiglia che la affida.
Quando la fiducia viene tradita con l'inganno, quando una sola persona si pone al di sopra della collettività che gli ha affidato un'autorità, quel dovere viene meno.
Nella sua recente lettera ai vicepresidenti e alle 211 federazioni affiliate, la FIFA riconosce che sono stati commessi errori. Li definisce un errore di comunicazione, quando in realtà ciò a cui il mondo del calcio ha assistito è stato un errore di valutazione. Una proposta avanzata in tempi ristretti, senza adeguate consultazioni e presentata entro una scadenza che impediva alle federazioni di esaminarne correttamente i termini, non è frutto di una svista, bensì di una strategia volta a limitare il controllo.
Non è stato riconosciuto che la proposta in sé fosse intrinsecamente sbagliata. Non si riconosce ancora che il tentativo di vendere una quota della Coppa del Mondo FIFA sia stato un grave errore di valutazione, non solo procedurale, ma una fondamentale violazione della fiducia nei confronti delle stesse istituzioni che la FIFA dovrebbe tutelare.
La FIFA si è inoltre impegnata a presentare al Consiglio FIFA un rapporto completo su questi eventi, omettendo ancora una volta di riconoscere che una corretta governance, di fronte a una così grave mancanza di giudizio, richiederebbe che tale indagine fosse condotta da una terza parte completamente indipendente, e non dalla FIFA stessa, dal suo staff o da qualsiasi altro soggetto coinvolto nel mondo del calcio. L'amministrazione FIFA non dovrebbe avere alcun ruolo nello svolgimento dell'indagine.
Come già comunicato in precedenza, tutti i documenti e i registri pertinenti devono essere conservati in conformità con le disposizioni della UEFA in materia di archiviazione dei documenti.
La stessa lettera della FIFA conferma inoltre che alla riunione dei vertici in Marocco era presente un solo funzionario eletto. Nessun membro del Consiglio FIFA o delle federazioni affiliate è stato invitato a partecipare. Era presente solo il comitato direttivo, composto da alti funzionari FIFA.
Questo recente incontro, in cui un numero ristretto di membri del comitato di gestione FIFA – e non l'intero comitato – è stato convocato all'estero, anziché vedere i vertici recarsi a Zurigo per confrontarsi con il cuore della FIFA, ovvero il suo personale, non fa che aumentare le preoccupazioni e rappresenta la prosecuzione della stessa condotta che ci ha portati a questo momento. Non è il comportamento di chi si pone come custode del calcio, bensì di chi ritiene che sia il calcio a dover rispondere a lui.
C'è silenzio dove dovrebbe esserci responsabilità, distanza dove dovrebbe esserci trasparenza.
Queste non sono le qualità che il calcio merita nella sua dirigenza. Ecco perché abbiamo preso questa posizione: non alla leggera e non da soli, ma insieme, e per dovere verso lo sport che serviamo.
La forza del calcio è sempre stata la sua unità. Chiediamo che questa unità venga onorata ora con una leadership che sia al servizio del calcio, e non che cerchi di dominarlo.
Cordiali saluti,
SALMAN BIN IBRAHIM AL KHALIFA (Presidente AFC)
VICTOR MONTAGLIANI (Presidente CONCACAF)
ALEKSANDER ČEFERIN (Presidente UEFA)
DATUK SERI WINDSOR JOHN (Segretario Generale AFC)
PHILIPPE MOGGIO (Segretario Generale Concacaf)
THEODORE THEODORIDIS (Segretario Generale UEFA)