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Zanetti, addio a San Siro da leggenda

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Arrivato all'Inter in punta di piedi - "Nemmeno il guardiano sapeva chi fossi" -, Zanetti saluterà San Siro per l'ultima volta sabato prima del ritiro a fine stagione. "Lasciare sentendomi ancora in forma non ha prezzo, anche se è difficile da capire".

Zanetti, addio a San Siro da leggenda
Zanetti, addio a San Siro da leggenda ©Getty Images

Arrivato alla Pinetina con gli scarpini in un sacchetto di plastica del supermercato, Javier Zanetti dirà addio a San Siro sapendo di essere entrato nella leggenda dell'FC Internazionale Milano: capitano dal 1998, eroe dello storico triplete del 2009/10 e giocatore con più presenze per il club. "E' il momento giusto per lasciare", ha detto il 40enne argentino.

"Il suo passaporto non può essere giusto, devono aver sbagliato di 10 anni", aveva detto José Mourinho a proposito di Zanetti, bandiera nerazzurra capace di farsi apprezzare anche dalle tifoserie avversarie per classe ed eleganza. A vederlo, in effetti, il tempo sembra aver lasciato poche tracce su di lui, ma "è arrivato il momento", ha detto l'ex nazionale argentino. "Dopo l’infortunio mi ero riproposto di dimostrare che potevo essere ancora competitivo, l'ho fatto e mi sento completo e realizzato.

"Ritirarmi a 41 anni sentendomi ancora bene e in forma non ha prezzo. Per me, è un immenso valore, e ora è il momento giusto. Ed è difficile capirlo". Qualcuno, in effetti, ha sperato fino all'ultimo che Zanetti cambiasse idea ma così non è stato. Arrivato all'Inter nel 1995, e dopo una lunga serie di trofei vinti - 5 Scudetti, 4 Coppe Italia e 4 Supercoppe Italiane, una Coppa UEFA, una UEFA Champions League e una Coppa del Mondo per Club FIFA -, Zanetti giocherà la sua ultima partita a San Siro sabato, contro la SS Lazio.

Se resterà al club come dirigente non è ancora dato saperlo, ma la sua figura rimarrà in ogni caso indelebile nella storia del club, dopo esservi entrato in punta di piedi. "Quando sono uscito sul balcone, nessuno poteva crederci, ero appena passato tra loro e nessuno aveva idea di chi fossi, neanche il guardiano", così Zanetti aveva raccontato il suo arrivo in nerazzurro.

"Quando ho firmato il contratto mi hanno fatto scegliere un’auto. Ho preso una BMW, ma il giorno prima dell’allenamento avevo una sensazione strana. Ho telefonato a Giuseppe Bergomi e gli ho chiesto se fosse giusto farmi vedere in BMW: non volevo dare un’impressione sbagliata ai nuovi compagni. Quando sono arrivato al parcheggio, ho visto che la mia macchina era la più brutta e mi sono sentito decisamente meglio".

Con il tempo Zanetti è diventato un idolo e una leggenda dell'Inter, ma l'umiltà non è cambiata. Nemmeno tutti i record stabiliti ne hanno modificato l'atteggiamento - vanta il maggior numero di presenze con l'Argentina oltre che con l'Inter e nessuno è stato capitano del club per più stagioni di lui. Il giorno in cui ha infranto il record di presenze in Serie A di Bergomi, i tifosi hanno srotolato uno striscione significativo: "Pupi, hai superato lo zio e sembri ancora suo nipote". A fine stagione si ritirerà dal calcio giocato, e non è difficile immaginarlo con la stessa aria da ragazzino di quando arrivò 19 anni fa.