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Il Tottenham ricorda Blanchflower

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Nel 20° anniversario della sua scomparsa, UEFA.com ricorda il centrocampista nordirlandese Danny Blanchflower, una delle menti più acute del calcio britannico.

Danny Blanchflower con la Coppa delle Coppe UEFA nel 1963
Danny Blanchflower con la Coppa delle Coppe UEFA nel 1963 ©Getty Images

Elegante in campo ed eloquente fuori, Danny Blanchflower – scomparso 20 anni fa - ha lasciato un'orma indelebile nella storia del calcio britannico e nordirlandese.

Nato nel 1926 e primogenito di un operaio navale di Belfast, il leggendario campione del Tottenham Hotspur FC e dell'Irlanda del Nord si riassume in una delle sue frasi più famose: "Il calcio significa gloria - dichiarò il centrocampista -. Significa fare le cose con stile e grandi gesta, scendere in campo e battere gli altri senza aspettare che muoiano di noia".

Blanchflower si innamorò del calcio fin da piccolo perché la madre Selina  giocava in una squadra femminile di Belfast: il pallone, dunque, era nel suo DNA. Acquistato dal Glentoran FC nel 1945, passò al Barnsley FC quattro anni dopo. Il  fantasioso centrocampista approdò all'Aston Villa FC nel 1951, collezionando 155 presenze e firmando per il Tottenham nel 1954 per 30.000 sterline: una cifra enorme a quei tempi per un ragazzo di 28 anni.

Blanchflower avrebbe collezionato 382 presenze con gli Spurs, vincendo il premio di calciatore dell'anno in Inghilterra nel 1957/58 e nel 1960/61. Con la squadra londinese vinse la prima accoppiata campionato-FA Cup del XX secolo nel 1960/61 e un'altra FA Cup la stagione successiva. Il suo posto nella storia del Tottenham si consolidò ulteriormente nel 1963, quando diventò il primo capitano di una squadra inglese a vincere una coppa europea grazie al 5-1 sul Club Atlético de Madrid nella finale di Coppa delle Coppe UEFA a Rotterdam.

In Irlanda del Nord, il suo acume e la sua saggezza gli valsero il soprannome di 'Principe di Blarney' da parte della stampa locale ('blarney' significa "belle parole"). Si dice che, a un giornalista che gli domandò come si sarebbe preparata la nazionale per il prossimo incontro, Blanchflower rispose: "È semplice. La nostra tattica è pareggiare prima che segnino loro".

Grande precursore dei tempi, Blanchflower collezionò 56 presenze con la nazionale dal 1949 al 1962, capitanando la sua squadra in Coppa del Mondo FIFA 1958 in Svezia e arrivando ai quarti di finale.

Dopo il ritiro, Blanchflower (il cui fratello Jackie giocava nel Manchester United FC e subì un grave infortunio nel disastro aereo di Monaco nel 1958) ebbe una carriera di successo da giornalista. Allenò l'Irlanda del Nord (dal 1976 al 1978) e il Chelsea FC per un breve periodo, abbandonando la panchina perché troppo disilluso dal calcio moderno. Crudelmente, una delle menti più acute del calcio fu vittima dell'Alzheimer qualche anno dopo.

La sua eredità, però, rimane immensa. In 10 anni al Tottenham, il carismatico giocatore dell'Ulster divenne il simbolo della filosofia offensiva del club. Si narra che, durante una partita, Blanchflower si avvicinò al giovane compagno Cliff Jones e gli domandò: "Sai che la palla è rotonda e rotola?"

"Sì", rispose Jones.

"E allora perché non la passi?", suggerì il capitano degli Spurs.

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