Studio medico svedese sul recupero attivo
lunedì 6 dicembre 2010
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La fisiologa Helena Andersson ha concluso che gli allenamenti di recupero attivo tra una partita e l'altra non hanno effetti fisiologici significativi per le calciatrici di alto livello.
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Helena Andersson, fisiologa della Federcalcio svedese (SvFF), ha concluso che l'allenamento di recupero attivo tra una partita e l'altra non ha effetti fisiologici significativi per le calciatrici di alto livello.
Lo studio, che fa parte della tesi di dottorato della Andersson, è stato condotto su due squadre femminili d'elite che hanno disputato un incontro di 90 minuti a 72 ore di distanza. Tra le due partite, un gruppo ha eseguito un allenamento di recupero attivo, mentre l'altro è rimasto a riposo. Nel mentre sono stati eseguiti diversi esami e un'analisi dei marker fisiologici delle giocatrici.
"Contrariamente alla mia tesi iniziale, non è stato possibile identificare differenze fra i due gruppi - ha commentato la Andersson -. L'allenamento di recupero attivo non ha avuto effetti positivi o negativi sull'efficacia del recupero".
"Naturalmente, non bisogna sottovalutare che alle giocatrici piace svolgere una certa attività fisica dopo le partite. È possibile che attività diverse da quelle svolte possano dimostrarne i benefici, ma al momento vi sono ancora poche ricerche per dimostrare che il recupero attivo abbia effetti concreti".
Lo studio è stato condotto presso l'Università di Örebro è disponibile con il titolo: "Impatto fisiologico del calcio sulle giocatrici di alto livello ed effetti degli allenamenti di recupero attivo".