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La Spagna sfida il razzismo

Anti razzismo

Il vicepresidente UEFA, Ángel María Villar Llona, commenta gli ultimi provvedimenti per sconfiggere il razzismo nel calcio.

La Federcalcio spagnola (RFEF) ospita un’importante conferenza contro il razzismo a Barcellona. L’evento, in programma il 1° febbraio, è considerato un pilastro fondamentale nella lotta all’intolleranza e al razzismo nel calcio.

Appuntamento al Camp Nou
La conferenza Unite Against Racism (“Uniti contro il razzismo”), che si svolgerà allo stadio Camp Nou, viene organizzata dalla UEFA in collaborazione con la rete FARE (Football Against Racism in Europe), la RFEF e l’FC Barcelona. Circa 200 persone, tra cui grandi campioni, personalità del calcio, politici spagnoli e delegati delle 52 federazioni affiliate alla UEFA, sono invitate a partecipare all’avvenimento, che fa seguito alla riuscitissima conferenza dello Stamford Bridge (terreno di gioco del Chelsea FC) nella primavera 2003.

Nessun risparmio di energie
"La Federcalcio spagnola cerca uno sport sempre più onorevole, libero dalla violenza e dall’ineguaglianza - ha dichiarato Ángel María Villar Llona, presidente RFEF e vicepresidente UEFA e FIFA -. Il nostro obiettivo è eradicare il razzismo, la xenofobia e gli episodi di intolleranza in campo. Non ci risparmieremo nella lotta per questo traguardo.

Stop alla xenofobia
"Se consideriamo che le nostre squadre ospitano giocatori di paesi, culture ed etnie diverse, è chiaro che nel calcio spagnolo non c'è spazio per il razzismo, la xenofobia o l’intolleranza – ha aggiunto Villar -. Per questo, la Federcalcio ha già adottato e continuerà ad adottare misure per combattere e liberare gli stadi da atteggiamenti e comportamenti contrari alla dignità umana".

I provvedimenti in Spagna
La RFEF ha introdotto iniziative per contrastare la discriminazione nel calcio nella gare internazionali, firmando anche un protocollo d’intesa con il Consejo Superior de Deportes (Consiglio Superiore Sportivo) e con vari settori del calcio spagnolo. Il protocollo è entrato in vigore durante l’ultimo campionato.

Atteggiamenti intollerabili
"Il colore della pelle, l’origine o la nazionalità dei calciatori non possono più essere causa di scherno e sfottò da parte di un piccolo gruppo di individui che, purtroppo, sono responsabili di atteggiamenti intollerabili, che impediscono alla maggioranza dei tifosi di apprezzare lo spettacolo", ha spiegato Villar.

Comportamento razzista
Il presidente RFEF ha evidenziato come, negli ultimi 20 anni, in Europa e in Spagna è giunto un numero considerevole di immigrati in cerca di un lavoro e una vita migliore. "Queste persone si sono lasciate tutto alle spalle per trovare una qualità della vita che il loro paese non poteva offrire – ha spiegato Villar -. Sfortunatamente, mentre queste persone diventano parte integrante della nostra società, siamo testimoni di comportamenti razzisti.

Calcio, realtà sociale
"Qual è la mia conclusione? È semplice. Il calcio è lo sport più popolare al mondo. Sia in campo che sugli spalti, ha il potere di unire ricchi e poveri o gente di diverso colore, background culturale, religione e convinzione politica. Più che un fenomeno sociale, il calcio è dunque una realtà sociale”.

“Fatti dolorosi e problematici”
"Il calcio riflette la società stessa – ha continuato Villar -. Eppure, nei nostri stadi sono approdati comportamenti, atteggiamenti e ostilità verso i calciatori di colore, un vero insulto per i veri appassionati di questo sport. Anche se, insieme ai tifosi, ai giocatori e alle società, stiamo lottando per sradicare questi comportamenti, trovo che siano fatti dolorosi e problematici. Non possiamo abbassare la guardia. Dobbiamo proseguire in questa battaglia e cercare di educare i più giovani”.