UEFA.com funziona meglio su altri browser
Per la migliore esperienza possibile, consigliamo Chrome, Firefox or Microsoft Edge.

Olsson sulla Legge Bosman

Membri

Il direttore generale della UEFA ricorda il caso che, 10 anni fa, cambiò le regole del calcio europeo

Revisione UE
Olsson ha parlato in una conferenza stampa a Bruxelles a seguito dell'incontro della settimana scorsa a Lipsia con Joseph S. Blatter, presidente FIFA. Dal colloquio è emerso che la UEFA deve prendere in mano tutte le quastioni riguardanti il calcio europeo nell'Unione europea (UE). Pertanto Olsson e Urs Linsi, segretario generale FIFA, elaboreranno insieme un documento di revisione sul calcio europeo che sarà poi presentato agli organi UE il prossimo giugno.

"Importanti conseguenze"
La sentenza arrivò in un momento di vero e proprio "boom" economico per il calcio e la legge Bosman, in poco tempo, portò i giocatori a trattare personalmente i propri contratti e e le società più ricche dei campionati più famosi a schierare un fuoriclasse dopo l'altro. "Il carattere specifico del nostro sport ha ceduto alle regole del business - ha dichiarato Olsson -. La legge Bosman ha avuto importanti conseguenze per il calcio europeo".

Il caso Bosman
Il giocatore belga Jean-Marc Bosman si rivolse alla Corte di Giustizia perché il suo club, l'RFC Liège, rifiutava il trasferimento del giocatore, senza contropartita economica, ai francesi dell'USL Dunkerque. La Corte definì illegali le richieste di pagamento per il trasferimento fra paesi UE di giocatori con contratto ormai scaduto. Una sentenza che segnava anche la fina della regola UEFA/UE "3+2", in base alla quale le squadre potevano schierare solo tre stranieri più due stranieri "assimilati" nelle competizioni UEFA; da quel momento i club potevano schierare tutti i giocatori UE che volevano.

Questione fondamentale
"L'abolizione del 3+2 fu ancora più importante della regola sui trasferimenti - ha spiegato Olsson -. In pratica i vivai e le scuole calcio perdevano importanza per i club più famosi. Bastava semplicemente che le squadre arricchitesi con gli interessi TV "scippassero" i talenti alle piccole società che curavano i vivai. Squadre blasonate che compravano giocatori non solo per rafforzarsi ma anche per indebolire gli avversari.

Valori perduti
"In questo modo sono stati persi i valori tradizionali e un piccolo gruppo di società prive di interesse per i vivai o per la dimensione sociale del nostro sport, ma ricche dal punto di vista commerciale, ha guidato lo sviluppo del "calcio dei club". Vorremmo cambiare tutto questo".

"Inclusione sociale"
"Secondo noi occorre sviluppare dei talenti anche al proprio interno, e assumersi precise responsabilità nei confronti della società in cui si opera. Dobbiamo combattere il razzismo e la discriminazione e lavorare per l'inclusione sociale. Questo non viene fatto dai club di élite, ma dal calcio di base".

"Elementi comuni"
E' con questi obiettivi che la UEFA ha intrapreso diverse azioni, fra cui il sistema UEFA di licenza dei club, il marketing della UEFA Champions League e il progetto relativo ai vivai. Olsson conclude: "Tutte le nostre azioni si basano su elementi comuni: solidarietà, fair play, sostegno ai vivai".

Scelti per te