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Rivive la leggenda di Puskás

uefa.com ha incontrato il giornalista György Szöllosi, autore della nuova biografia del campione ungherese.

Il fatto che i tifosi di tutto il mondo possano sapere di più sulla vita di Ferenc Puskás rappresenta un doveroso omaggio al suo straordinario talento.

Un uomo da record
Il suo ruolo nell’Ungheria più forte di tutti i tempi, che vinse due ori olimpici nei primi anni ’50 del secolo scorso, sconfisse due volte l’Inghilterra e approdò a una finale di Coppa del Mondo FIFA, i suoi 84 gol in nazionale, le prestazioni di un decennio al Real Madrid CF, uniti alla messa all’asta di alcuni tra i suoi cimeli, rappresentano solo una parte della straordinaria avventura di un grande campione del passato.

Una nuova biografia 
Il giornalista magiaro György Szöllosi ha deciso di raccontare tutta la vita della leggenda ungherese. Il volume "Puskás", pubblicato di recente, racconta tutti i successi sul campo, ma anche le vicende umane di un fuoriclasse, costretto a 25 anni di esilio dopo l’invasione dell’Ungheria operata dall’Unione Sovietica nel 1956.

Il lungo esilio
"Quando Puskás parla del suo paese, ha sempre le lacrime agli occhi, quindi al grande pubblico risulterà difficile capire perché vi ha fatto ritorno solo l 1981", ha spiegato Szöllosi.

Un giusto riconoscimento
Ora, costantemente sotto osservazione a causa dell’Alzheimer, Puskás ha finalmente ricevuto dall’Ungheria i riconoscimenti che gli spettano. Premiato con titolo di “Sportivo della Nazione”, godrà di una pensione d circa 2.200 euro mensili. La sua famiglia in passato era già stata sostenuta dal Real Madrid, recentemente sceso in campo in una gara benefica a Budapest.

“Un uomo splendido”
”Ovunque sono stato per la preparazione del libro, la gente mi ha descritto Puskás come un uomo meraviglioso – ha dichiarato Szöllosi -. Quasi tutti mi hanno parlato della persona, non del giocatore. Alfredo Di Stéfano, suo compagno di reparto ai tempi del Real Madrid, lo ha definito ‘meraviglioso sia come giocatore, che come uomo’”.

Le interviste
L’autore, nato nel 1977, oltre 50 anni dopo Puskás, ha scavato nel periodo d’oro del calcio magiaro per oltre un decennio. Per scrivere questa biografia, ha condotto più di 100 interviste, parlando con il presidente del Real, con molti ex compagni di Puskás e persino con il suo interprete all’epoca dell’esperienza da allenatore al Panathinaikos FC, nel 1971, quando la squadra, unica nella storia del calcio ellenico, raggiunse la finale di Coppa dei Campioni.

Modello per i giovani
Puskás, secondo Szöllosi, rappresenta il modello di ogni calciatore ungherese. “Tutti i ragazzi che iniziano a giocare a calcio vogliono essere i più bravi e allo stesso tempo i più divertenti e carismatici. Questa è la descrizione perfetta di Puskás, scolpita nella mente di tutti gli ungheresi”.

Senso dell’umorismo
Il libro è ricco di aneddoti di carattere leggero. Quando Puskás giocava nel Kispest Honvéd FC, a 13 anni, i tifosi costruirono una passerella sopra la recinzione del campo di allenamento vicino a casa sua, in modo che lui potesse entrare senza passare dall’entrata principale. Memorabile anche la prima cartolina spedita a casa dal Bernabéu, che recita: “Saluti dal mio regno”.

Un periodo difficile
Altri frangenti della vita del giocatore non sono tuttavia così lieti. Quando l’Unione Sovietica invase l’Ungheria, Puskás si trovava in Spagna con l’Honvéd e assieme ad alcuni compagni decise di non tornare in patria. Dopo due anni, nel 1958, si trasferì al Real Madrid, con il quale vinse tre Coppe dei Campioni. In seguito venne anche convocato nella nazionale spagnola.

Campagna diffamatoria
Nel frattempo in patria, i media, controllati dal nuovo governo, descrivevano il campione come “grasso e alcolizzato” e molti ungheresi lo consideravano un disertore. Ciononostante, Puskás non replicò mai. Szöllosi ha spiegato: “Non voleva esporsi dall’estero, temeva che la sua famiglia subisse rappresaglie in Ungheria”.

Dramma e salvezza
Paradossalmente, l’esilio facilitò la sua carriera. “Prima del 1956, in Ungheria, era considerato il leader assoluto dentro e fuori dal campo. Giocava d’azzardo, beveva molto e si concedeva qualsiasi vizio. La fuga lo aiutò a diventare un vero professionista. Il dramma del 1956, che coincide con uno dei momenti più della storia ungherese, fu una sorta di benedizione per Puskás come giocatore”.

Una storia vera
Il suo nome, tuttavia, venne pienamente riabilitato solo dopo la caduta del comunismo. Szöllosi ha spiegato:”Dopo il cambiamento politico, gli anni d’oro del calcio magiaro sono tornati d’attualità. Con questo libro ho voluto raccontare la vera storia di un campione, il cui nome era stato infangato dal governo”. La signora Erzsébet ha confermato, dichiarando alla stampa: “Mio marito ha voluto che fosse György a scrivere la vera storia della sua vita”.

“Puskas”, di György Szöllősi, è pubblicato dalla Ringier Publishing Ltd. in collaborazione con la Nemzeti Sport. Prezzo 7900 Florins (circa 32 euro). Per maggiori informazioni, contatta Ella Bús. e-mail: ella.bus@ringier.hu., tel.: +36 1 460 4815. Il volume è attualmente disponibile solo in ungherese.