Il tulipano rossonero
giovedì 4 agosto 2005
Intro articolo
Ruud Gullit parla degli anni trascorsi al Milan nella seconda parte di un'intervista esclusiva.
Corpo articolo
Nella seconda parte di una lunga intervista, Ruud Gullit parla con uefa.com degli anni trascorsi in Italia.
Di Pete Sanderson, Federico Rocha & Paul Nixon
Per i tifosi di AC Milan e Chelsea FC, il brillante e spavaldo talento di Ruud Gullit incarnava alla perfezione le caratteristiche del calcio olandese.
Transizione senza traumi
Vero virtuoso del pallone, Gullit dava sempre l’impressione di giocare con un entusiasmo superiore alla maggior parte dei suoi colleghi e, a differenza di molti giocatori della sua generazione, è riuscito senza troppo sforzo a gettare un ponte tra il pragmatismo del campionato italiano e la frenesia della Premiership inglese.
'Scarsa fiducia'
Gullit arriva al Milan nel 1987 per 8,5 milioni di euro, ma in Olanda sono in pochi a credere che l’operazione possa trasformarsi in un successo, pur considerando che presto sarebbe stato raggiunto nel club rossonero dai connazionali Frank Rikjaard e Marco van Basten.
Due campionati
“Quando sono andato al Milan erano in molti a non nutrire molta fiducia in me – ha detto Gullit a uefa.com -. Avevo vinto due campionati consecutivi con il PSV (Eindhoven) ed ero capitano della nazionale, ma queste persone non credevano avessi sufficienti qualità tecniche per impormi anche in Italia”.
'Squadra ambiziosa'
“Questa situazione mi rese ancor più determinato e cominciai ad allenarmi con grande impegno cercando di curare tutti gli aspetti nei quali già sapevo di essere ad un buon livello. Conoscevo i miei limiti, ma sapevo anche che avevo le qualità per aiutare il Milan a vincere il suo primo trofeo importante dal 1979 - ha aggiunto -. La cosa buona per me era che l’intero ambiente mirava al successo, ma dovevamo alimentare queste nostre ambizioni cominciando a vincere qualche trofeo”.
'Anni gloriosi'
I propositi si tradussero in fatti concreti e la squadra vinse tre campionati e due Coppe dei Campioni nel corso dei sette anni di permanenza di Gullit allo stadio San Siro. Questi successi erano in gran parte merito del trio olandese, con Gullit che si aggiudicò una volta il Pallone d’Oro e due volte il riconoscimento come miglior giocatore del mondo.
'Parlavamo italiano tra noi'
“Il trasferimento in Italia ha funzionato per tutti i giocatori olandesi – ha detto Gullit -. Facevamo in modo di non stare sempre insieme, in modo da poter imparare la lingua e le abitudini. Tra noi c’era un grande legame, ma cercavamo di parlare italiano quando stavamo insieme per fare pratica con la lingua. Facevamo anche molta pratica con i giocatori italiani che erano in squadra. Erano tempi bellissimi”.
Grande versatilità
Se il carismatico giocatore olandese si fosse presentato sulla scena una decina di anni prima avrebbe potuto far parte della nazionale olandese nell’epoca del calcio totale, ma in ogni caso ha avuto molte occasioni per oscurare avversari di prestigio con il suo talento e la sua versatilità. Il suo passaggio in Inghilterra conferma le sue immense doti e, sebbene fosse ormai alla fine della carriera, quando si trasferisce al Chelsea riesce a giocare come difensore, centrocampista e attaccante.
'Troppa fiducia'
“Ho dei ricordi diversi del mio periodo al Chelsea – ha detto Gullit – Come giocatore è stato stupendo, ho trovato degli stimoli completamente nuovi, poi ho intrapreso la carriera di allenatore. Il punto più alto è stato vincere la FA Cup, primo allenatore straniero a riuscire nell’impresa, ma con il senno di poi posso dire che avevo riposto eccessiva fiducia nelle persone intorno a me. Mi impegnavo molto per far funzionare le cose al meglio, ma tutto era reso difficile dal fatto che molti miei colleghi non volevano che avessi successo, volevano prendere il mio posto”.
La prossima settimana troverete l’ultima parte di questa intervista esclusiva