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Wanyama, un keniano dall’accento scozzese

Pubblicato: Lunedì, 19 novembre 2012, 15.45CET
Champions Matchday ha intervistato Victor Wanyama, che grazie al suo numero di maglia e al gol contro il Barcellona è sempre più apprezzato e amato dai tifosi del Celtic.
Wanyama, un keniano dall’accento scozzese
Victor Wanyama esulta dopo il gol contro il Barcellona ©Getty Images
 
 
 
Pubblicato: Lunedì, 19 novembre 2012, 15.45CET

Wanyama, un keniano dall’accento scozzese

Champions Matchday ha intervistato Victor Wanyama, che grazie al suo numero di maglia e al gol contro il Barcellona è sempre più apprezzato e amato dai tifosi del Celtic.

Per Victor Wanyama, centrocampista difensivo del Celtic FC, il calcio è un affare di famiglia. Suo padre, ex esterno sinistro, ha vestito la maglia della nazionale del Kenya, mentre suo fratello McDonald Mariga gioca nel Parma FC e altri due fratelli giocano nel massimo campionato keniano. Nazionale a soli 15 anni, Victor ha raggiunto Mariga all’Helsingborgs IF nel 2007, passando al K. Beerschot AC un anno dopo.

A luglio 2011, il Celtic ha acquistato il centrocampista, che ha subito scelto un numero di maglia simbolico: il 67, l’anno in cui la squadra ha vinto la Coppa dei Campioni a Lisbona contro l’FC Internazionale Milano. Da allora, il giocatore è diventato un idolo dei tifosi, è cresciuto in fretta e ha addirittura siglato il gol della vittoria contro l’FC Barcelona alla quarta giornata, dichiarandosi innamorato di Glasgow.

Chi ti ha insegnato che il duro lavoro è la chiave del successo?
I miei genitori hanno sempre lavorato molto. La nostra famiglia è grande e soddisfare tutti non era facile. Mio fratello Mariga è stato la mia ispirazione. Ho lavorato per diventare come lui e per giocare in una grande squadra come il Celtic.

Eravate competitivi in famiglia?
Giocare contro i miei fratelli, che sono un po’ più grandi di me, non era facile. Ogni volta che perdevo mi arrabbiavo per tutta la settimana. È stato allora che ho imparato a lottare. I miei fratelli picchiavano duro, ma dovevo accettarlo e volevo andare avanti. A volte è stato difficile, ma se fosse andata diversamente adesso non sarei qui.

Quali sono state le sue prime impressioni di Glasgow?
Mi hanno colpito la città, lo stadio e tifosi, che sono molto caldi. Di loro posso solo parlare bene, perché mi hanno permesso di migliorare. Avere tifosi del genere è ideale per qualsiasi giocatore.

A parte i gol, perché i tifosi del Celtic pensano che tu sia speciale?
Per il mio stile di gioco e il numero di maglia, che fa parte della storia del club. Mi piace la storia e ho scelto il 67 per onorarla.

Chi erano i tuoi giocatori preferiti?
Guardavo la Premier League e mi piacevano molto Paul Scholes, Patrick Vieira e Roy Keane, per la grande passione oltre che per il loro modo di giocare.

Com’è stato giocare contro Xavi Hernández?
È uno dei giocatori più forti del mondo ed è difficile marcarlo, perché non perde mai la palla. Contro il Barça abbiamo imparato che dobbiamo mantenere il possesso e cercare di giocare in contropiede. Siamo bravi, e se riusciamo a giocare così faremo risultato contro molte squadre.

Il Celtic è stato una sorpresa in Europa in questa stagione…
Siamo un gruppo unito e difendiamo bene. Se gli avversari non segnano abbiamo una possibilità in più e i giocatori adatti per colpire farcela. La vittoria a Mosca [alla seconda giornata] è stata la più bella da quando sono al Celtic. In spogliatoio tutti saltavano e festeggiavano, era surreale. C’era la musica e tutti ballavano, ed è stata una delle serate più belle di sempre.

Questa è una versione ridotta di un articolo pubblicato sull’ultimo numero di Champions Matchday, disponibile in versione digitale su Apple Newsstand e Zinio o in versione cartacea. Puoi seguire la rivista anche su Twitter (@ChampionsMag).

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Ultimo aggiornamento: 20/11/12 4.02CET

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