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Scolari ringrazia i tifosi

Raggiunti i quarti il Ct del Portogallo ammette l'importanza del sostegno ricevuto dagli spalti.

Prima dell’ultimo incontro del Gruppo A di UEFA EURO 2004™ contro la Spagna, il Portogallo padrone di casa sentiva il peso delle statistiche. Erano infatti 23 anni che i lusitano non vincevano contro i loro vicini di casa. Ma stavolta la posta in palio era decisamente più alta, soprattutto perché per qualificarsi i portoghesi avevano assolutamente bisogno di una vittoria.

Cambi tattici
Anche se non visibilmente condizionato dalla tensione, nella prima frazione di gioco il Portogallo non trovava il gol a coronamento di un gioco disciplinato ma spettacolare. Con Deco, Luís Figo e Cristiano Ronaldo, i padroni di casa avevano a disposizione tre fra i migliori portatori di palla al mondo. Tuttavia, mancando proprio l’elemento di rifinitura, la squadra di Luiz Felipe Scolari non riusciva ad approfittare delle tante opportunità. La svolta è arrivata nella ripresa, grazie all’ingresso di Nuno Gomes per Pauleta, allo spostamento di Figo in posizione più centrale e offensiva e a quello di Deco sulla fascia sinistra.

Obiettivo chiaro
"Dopo il passo falso contro la Grecia sapevamo di dover vincere le altre due partite. Questo è stato il nostro atteggiamento – ha commentato Scolari –. Per me ogni gara è così: o la va o la spacca, e questa non era certo un’eccezione. Il pubblico è stato incredibile, è stato non il 12esimo uomo, ma addirittura il 13esimo o il 14esimo. Vogliamo ringraziare tutti i presenti e quelli di Alcochete che ci hanno salutati al momento di lasciare il ritiro. Questa squadra è ora più competitiva, spero di aver portato un po’ di gioia nel cuore della gente".

Miglioramenti graduali
Il tripudio di clacson all’uscita del José Alvalade testimonia la felicità dei tifosi. Dopo la sconfitta a sorpresa per 2-1 contro la Grecia nell’incontro di apertura del torneo, il Portogallo ha saputo riprendersi e giocare alla sua maniera, come afferma Figo. "Abbiamo lavorato bene e ci siamo meritati la qualificazione. Eravamo molto sotto pressione perché era l’ultima gara e perché, in qualità di nazione ospitante, le aspettative erano grandi. Ora l’intero paese può sperare in un proseguimento migliore. Con il tempo stiamo migliorando. Ripeto, la prima partita è stata molto difficile a causa della pressione. Adesso le cose vanno decisamente meglio, quindi staremo a vedere che cosa ci riserveranno i quarti".

I rimorsi spagnoli
La Spagna esce invece dal torneo per numero di gol segnati. Nonostante una buone dose di palle gol, gli uomini di Iñaki Sáez non hanno fatto fruttare le variazioni tattiche apportate in vista dell’incontro. Tra queste, la decisione di lasciare Fernando Morientes in panchina per 75 minuti, nonostante l’ottima forma stagionale con l’AS Monaco FC e il gol nell’1-1 contro la Grecia.

Polveri bagnate
"Abbiamo apportato qualche cambiamento perché pensavamo di assorbire la loro pressione e di sorprenderli in contropiede – ha spiegato Sáez –. Lo schema stava funzionando, ma la loro rete ha completamente cambiato il volto dell’incontro. Abbiamo giocato bene, sono mancati solo i gol. Non ne abbiamo segnati abbastanza e la Grecia si è qualificata per differenza reti. Quando si effettuano sostituzioni che non funzionano, allora sono sbagliate. I giocatori in campo si sono sempre comportati bene: Rubén Baraja e Morientes hanno consentito di agire più in profondità, eppure non siamo riusciti a segnare. Non ci sono stati problemi in difesa, quindi non mi sento di attribuire colpe all’intero reparto. Il Portogallo è sceso in campo e ha giocato come doveva. Si è qualificato, perciò i meriti vanno a loro".

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