Chivu: l'Inter sulla pelle
lunedì 19 gennaio 2026
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Vincitore della Champions League da giocatore nel 2010 e ora protagonista sulla panchina nerazzurra, il tecnico romeno racconta il suo legame speciale con la Beneamata.
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Sono passati oltre 15 anni da quando l'Inter ha alzato per l'ultima volta al cielo il trofeo della UEFA Champions League, il 22 maggio 2010 a Madrid. In quella magica notte spagnola, a festeggiare sul campo, da protagonista, c'era anche Christian Chivu.
Oggi, l'ex difensore romeno siede sulla panchina nerazzurra in qualità di allenatore. Lo abbiamo incontrato per conoscere a fondo la sua filosofia di gioco e il rapporto speciale che lo lega ai colori nerazzurri.
UEFA: che cosa rappresenta l’Inter per te?
Christian Chivu: tantissimo, perché ho trascorso così tanti anni in questo club. Ho iniziato la mia carriera da tecnico nel settore giovanile, dove sono rimasto per sei anni. Dal 2007 ho passato 18 anni all’Inter, con qualche pausa, ad esempio subito dopo aver concluso la mia carriera da calciatore.
Questo club mi è rimasto nel cuore per le grandi cose che abbiamo fatto e per i trofei vinti in passato, ma anche come stile di vita. Quando vivi e lavori in una città come questa e in un club come questo, ti entra dentro, diventa una parte di te ed è molto difficile lasciarlo andare.
Ora ho questa nuova, grande responsabilità come allenatore della prima squadra e sono felice. Sono felice di essere ancora parte di questo club dopo 18 anni. Mi riempie d’orgoglio, perché non è mai nulla di scontato.
UEFA: quali sono le principali differenze tra arrivare qui da giocatore e arrivarci da allenatore?
Chivu: Da giocatore hai comunque una responsabilità enorme. Nel 2007 eravamo la squadra da battere. Avevamo vinto diversi Scudetti consecutivi e volevamo continuare su quella strada. Cercavamo sempre di vincere o almeno di restare competitivi anche in Europa.
Sono arrivato nella stagione 2007/08, e ho vinto subito lo Scudetto. In questo senso abbiamo dato continuità. Ci mancava però qualcosa di speciale in Europa, che siamo riusciti a ottenere finalmente nel 2010 vincendo la [UEFA] Champions League. È stato meraviglioso, perché erano passati 43 anni dall’ultima vittoria dell’Inter nella massima competizione europea. È stato speciale anche perché abbiamo conquistato il Triplete: Scudetto, Coppa Italia e Champions League.
Si vince quando si è competitivi per anni e quando si capisce come costruire una squadra capace di raggiungere i propri obiettivi. Questo vale sia in Europa sia in campionato, ed è più o meno ciò che sta vivendo l’Inter attuale. È la stessa responsabilità di questo ciclo che, direi, è iniziato durante la pandemia o poco prima: negli ultimi cinque anni abbiamo raggiunto una finale di [UEFA] Europa League e due finali di Champions League, purtroppo con l’esito che tutti conosciamo.
Ma l’Inter è tornata stabilmente sulla scena europea. Siamo di nuovo competitivi, capaci di mantenere un livello alto sia in campionato sia in Europa.
UEFA: hai avuto molti allenatori importanti all’Inter. Qualcuno ti ha influenzato più degli altri?
Chivu: ho preso qualcosa da tutti. Non credo si debbano mai confrontare gli allenatori. Ognuno ha il proprio modo di fare, la propria visione del calcio, la propria personalità. Da ognuno ho imparato qualcosa di diverso.
La cosa più importante è che un allenatore ti lasci qualcosa dentro. Ho lavorato con tecnici che hanno avuto un grande impatto su di me, anche a livello personale. Con alcuni ho vinto più trofei, con altri non ho vinto nulla, ma ho imparato moltissimo per ciò che rappresentavano e per le loro qualità dentro e fuori dal campo. È sempre fondamentale portarsi dietro qualcosa. E ciò che mi ha colpito di più, alla fine, è sempre stato l’aspetto umano.
A volte giudichiamo la qualità di una squadra, di un allenatore o di un giocatore solo in base a ciò che ha vinto. Può anche essere un criterio giusto, ma nel calcio, spesso, la chimica umana che si crea all’interno dello spogliatoio è ancora più importante di ciò che si vede dall’esterno o delle aspettative.
UEFA: da allenatore, cosa ti soddisfa quando vedi giocare l’Inter?
Chivu: ho sempre apprezzato ciò che l’Inter ha costruito negli anni e quello che è riuscita a ottenere. Non ho mai voluto rivoluzionare tutto, ho solo voluto aggiungere qualcosa di nuovo, e continuo a farlo, ma la squadra aveva già un’identità.
Forse ci manca ancora qualcosa per raggiungere determinati obiettivi e stiamo cercando di colmare queste lacune, preservando però la nostra identità. Allo stesso tempo vogliamo inserire i giovani e i nuovi acquisti, che devono arrivare rapidamente al livello dei compagni, capire la nostra identità, le soluzioni e il percorso da seguire.
L’obiettivo è dominare: vogliamo essere diretti e aggressivi. Vogliamo controllare la partita, con o senza palla. Vogliamo fare in gara ciò che proviamo ogni giorno in allenamento. Non sempre è possibile, ma ci mettiamo impegno, voglia e fiducia. Serve molta sicurezza in se stessi per essere dominanti, anche sapendo che in certe situazioni, contro avversari molto forti, questa fiducia può vacillare.
Noi però non perdiamo mai le nostre convinzioni. Si possono commettere errori, ma bisogna imparare da essi ed essere determinati e fiduciosi di essere sulla strada giusta.