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Champions League: José Mourinho parla del Benfica, del Chelsea e della sua evoluzione da allenatore – intervista

"Quello che sono oggi è quello che sono oggi, non quello che ho fatto in passato", dice José Mourinho a UEFA.com in vista della sfida tra Benfica e Chelsea alla seconda giornata di UEFA Champions League.

José Mourinho torna sulla panchina del Benfica per la prima volta dal 2000
José Mourinho torna sulla panchina del Benfica per la prima volta dal 2000 Getty Images

José Mourinho si è fatto conoscere nel calcio europeo vincendo la Coppa UEFA 2002/03 con il Porto e la UEFA Champions League con lo stesso club la stagione successiva. Da allora ha vinto campionati con Chelsea, Inter e Real Madrid e una seconda Champions League con i nerazzurri, seguita dalla UEFA Europa League con il Manchester United e dalla UEFA Conference League con la Roma: in questo modo, il tecnico ha vinto tutti i principali trofei UEFA per club.

Ora, Mourinho è tornato al Benfica, il club in cui per alcuni mesi nel 2000 ha assunto il suo primo ruolo da allenatore. Il portoghese, 62 anni, racconta a UEFA.com cosa è cambiato (e cosa no) negli ultimi 25 anni.

Il ritorno in Champions League con il Benfica

Questi anni in cui non ho partecipato alla Champions League non sono stati male, perché ho giocato le finali di Europa League e Conference League. Ovviamente la Champions League è la competizione più importante, con i club più forti d'Europa, e per me significa molto, perché se vincerne una è un sogno per tutti, vincerne due è ancora più bello.

Ho avuto la fortuna di allenare grandi squadre come Real Madrid, Inter, Manchester United e Chelsea, ma lo è anche il Benfica. In questo senso, allenare un grande club comporta responsabilità e aspettative enormi, ma è il tipo di sfida di cui ho bisogno.

Il trionfo dell'Inter in Champions League 2010

La sfida contro il Chelsea alla seconda giornata

Quando ho lasciato il Porto, la mia prima partita europea da allenatore del Chelsea è stata proprio contro il Porto; quando allenavo l'Inter, ho giocato infinite volte contro il Barcellona [dove ero stato viceallenatore]. Con il Fenerbahçe, ho giocato contro il Manchester United e il Benfica.

A Stamford Bridge ho vinto tre Premier League, ho fatto la storia con il Chelsea. Il Chelsea appartiene alla mia storia e io alla sua, ma il calcio è così: loro vogliono vincere e voglio vincere anch'io. Mi renderò conto di dove sono prima della partita e anche dopo, ma durante la gara penso di avere la capacità di dimenticare e gareggiare.

Mourinho ha guidato per la prima volta il Chelsea alla vittoria della Premier League nel 2004/05
Mourinho ha guidato per la prima volta il Chelsea alla vittoria della Premier League nel 2004/05Getty Images

Rimanere affamati

Se un giorno proverò meno gioia quando mi sveglio presto la mattina per andare al lavoro, se proverò meno gioia per aver vinto una partita o meno tristezza per averla persa, sarà come vedere una luce rossa che si accende.

Ricordo una partita di Champions League tra Manchester United e Real Madrid: io ero al Real e Sir Alex [Ferguson] allo United. Ero nel suo ufficio prima della partita e gli ho chiesto: "Sir Alex, ma la tensione e l'adrenalina che proviamo prima di una partita così importante cambieranno mai?" Ha risposto: "No, mai. Sarà così fino alla fine". Sono passati più di dieci anni e le mie sensazioni non cambiano.

Mourinho e Sir Alex Ferguson nel 2013: 'Non cambierà mai'
Mourinho e Sir Alex Ferguson nel 2013: 'Non cambierà mai'PA Images via Getty Images

La crescita da allenatore

Oggi sto meglio di prima. Penso che un allenatore sia migliore dopo aver vissuto molte esperienze. La differenza principale che vedo su di me è che forse all'inizio ero più egocentrico, ma sono cambiato in un modo che non saprei dire... Mi sento come se fossi più altruista, come se fossi nel calcio per aiutare gli altri anziché me stesso. Sono qui per aiutare i giocatori, più che per pensare a cosa accadrà nella mia vita. Penso di più al club e alla felicità dei tifosi che a me.

La sua reputazione

Non ho mai pensato a me come a un genio. Come provocatore forse un po', ma mai come a un diavolo. Certo, ho sempre avuto la sensazione di avere le doti naturali che poi ho sviluppato per essere un bravo allenatore, proprio come tanti grandi giocatori.

Ci sono state partite che ho sentito di aver vinto io, perché prima o durante la gara ci sono momenti, decisioni e strategie che cambiano tutto. Ti fa pensare "abbiamo vinto grazie a me", ma non mi sono mai considerato un genio. Mi sono sempre sentito parte della squadra, ho sempre pensato che i giocatori fossero più importanti di me e che fossi lì per aiutarli.

Mourinho con il trofeo della UEFA Europa League vinta con il Manchester United nel 2017
Mourinho con il trofeo della UEFA Europa League vinta con il Manchester United nel 2017Getty Images

La stanza dei trofei

A casa ho una stanza dove tengo alcune repliche, medaglie e È un museo: come dico sempre, un museo è storia, è intoccabile, ma non fa parte della mia vita quotidiana e del presente, né del mio futuro. Quello che sono oggi è quello che sono oggi, non quello che ho fatto in passato. Vengo giudicato per quello che faccio oggi.

Non ho molto tempo per riflettere e non voglio. Non ne ho il tempo, né fa parte della mia mentalità. Dico sempre che possono rubarmi tutto, ma la storia che ho scritto non me la può togliere nessuno. Quando si lavora, quando si hanno ambizioni, quello che è stato fatto prima non conta.

Mourinho con il trofeo della Conference League nel 2022
Mourinho con il trofeo della Conference League nel 2022AFP via Getty Images