La missione di Moyes
mercoledì 3 agosto 2005
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Portare l’Everton nella fase a gironi della Champions League e confermare la grande tradizione di allenatori scozzesi.
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di Alison Ratcliffe
L’estate di Pamela Moyes, moglie di David, allenatore dell’Everton FC, prossimo all’esordio in UEFA Champions League, non è stata delle migliori. "Per il nostro anniversario ho portato mia moglie a Milano – ha dichiarato David Moyes FC -. E siamo andati a vedere la finale di Coppa Italia, cosa che desiderava ardentemente...".
Osservatore attento
Moyes è da sempre un osservatore molto attento, che non perde occasione per vedere in allenamento e in partita le migliori squadre. Ha seguito gli allenamenti della Repubblica Ceca a UEFA EURO '96™ e della Francia al Mondiale FIFA del 1998. "Il calcio mi piace moltissimo. Mi piace assistere a belle partite e vedere in azione belle squadre", ha aggiunto.
Carriera da giocatore
Sorpassato da Steve McClaren quando Sir Alex Ferguson, allenatore del Manchester United FC, era alla ricerca di nuovo vice nel 1999, la carriera di Moyes è stata segnata da un campionato vinto con la maglia del Celtic FC e da diverse esperienze con formazioni delle serie minori inglesi e scozzesi.
La panchina prima di tutto
"Provare il gusto della vittoria e l’amarezza della sconfitta è il motivo per cui si diventa calciatori – ha continuato, rievocando il passato agonistico -. Non essere stato un grande campione mi ha forse dato presto gli stimoli giusti per intraprendere la carriera di allenatore".
Passione paterna
Moyes ha conseguito il suo primo cartellino da allenatore a 22 anni, ma la passione per la panchina si era radicata ben prima. Il padre era stato allenatore del Drumchapel Amateurs FC, il club di Glasgow da cui sono usciti personaggi illustri come Sir Alex – a cui Moyes ha chiesto consigli in vista dell’avventura europea - Walter Smith e lo stesso Moyes.
Le basi dell’allenatore
"La passione me l’ha trasmessa mio padre: vedere come si costruisce una squadra, assicurarsi che tutti i giocatori sappiano a che ora e dove presentarsi, trovare l’arbitro e i guardalinee, mettere le reti, mia madre lavare le maglie la domenica dopo la partita".
Fattore psicologico
Moyes è ormai da tempo un esperto conoscitore di queste pratiche, anche se nel calcio inglese si è distinto per l’interesse nei confronti della psicologia di squadra, arrivando anche a far ascoltare Mozart ai giocatori prima di una partita. "Cerco di ricordarmi cosa significava essere un giocatore – ha spiegato -. Mi sforzo di pensare come loro".
Scelta pragmatica
Il solido 4-5-1 dell’Everton, per quanto sporadicamente denigrato, non è l’ideale calcistico di Moyes, bensì una scelta pragmatica. "Il modulo va costruito intorno ai giocatori. I giocatori devono credere nel modo in cui vuoi giocare!".
Vecchio allenatore
Moyes è assistito dal vice Alan Irvine, ex giocatore dell’Everton, e da Jimmy Lumsden. "Jimmy è stato il mio allenatore nelle giovanili del Celtic. "Non è riuscito a trasformarmi in un calciatore, e non capisco perché l’abbia tenuto! Ha più anni e quindi esperienza di me. Lo uso come cassa di risonanza".
Mito di sempre
Le loro strade si sono incrociate grazie a uno dei miti di Moyes, Jock Stein, che aveva consigliato l’ingaggio di Moyes dal Celtic Boys. Come Stein, Moyes intimidisce per la sua intensità, mostrando quella "grinta e determinazione" che sono peculiarità della grande tradizione di allenatori scozzesi.
Obiettivo chiaro
Se dovesse riuscire a spingere l’Everton fino alla fase a gironi della Champions League, avrà accorciato la distanza che lo separa dal suo mito.
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