Le più grandi squadre di tutti i tempi: Benfica 1960-62

Le più grandi: grazie al genio tattico di Béla Guttmann e a un campione come Eusébio, il Benfica ha strappato lo scettro al Real Madrid e ha dominato il calcio europeo nei primi anni '60.

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Negli anni '60, l'SL Benfica raggiunge la metà delle finali di Coppa dei Campioni e ferma il dominio del Real Madrid CF. UEFA.com racconta la storia di un'altra squadra che ha cambiato il calcio.

L'epoca d'oro
"È oro, è oro", dichiara il nuovo tecnico Béla Guttmann quando vede per la prima volta in azione il giovane Eusébio. La "pantera nera", nata in Mozambico, non è l'unico genio in campo, ma arriva a simboleggiare la squadra che vincerà il campionato dal 1960 al 1969 e che, con l'allenatore ungherese, conquisterà due Coppe dei Campioni, raggiungendo altre tre finali nello stesso decennio dopo la sua partenza.

Vincitore del Pallone d'Oro nel 1965, Eusébio fa girare la testa a tutti. Sir Bobby Charlton commenta: "Eusébio è stato uno dei migliori giocatori che ho avuto il privilegio di affrontare. Era un vero sportivo". José Mourinho lo considera invece "immortale". Tuttavia, anche se l'attaccante vince la Scarpa d'Oro nel 1967/68 e nel 1972/73 come miglior bomber in Europa, il Benfica non fa affidamento solo su di lui.

Il successo del Benfica nel 1962
Il successo del Benfica nel 1962

La consegna dello scettro
Il Real Madrid CF vince le prime cinque Coppe dei Campioni, ma è il Barcellona, e non il Benfica, ad avere l'onore di eliminarlo per la prima volta dalle competizioni europee, al primo turno di Coppa dei Campioni 1960/61. Il Benfica, però, batte i blaugrana per 3-2 in finale a Berna.

Le aquile portoghesi raggiungono l'apice nella stagione successiva, battendo il Real per 5-3 in finale. Nonostante una tripletta di Ferenc Puskás, il Benfica recupera da un 2-0 a un 3-3 e poi dilaga con Eusébio, che segna al 64' e al 69' e afferma il dominio della sua squadra a livello europeo.

Una filosofia rivoluzionaria

"Se non abbiamo la palla dobbiamo marcare, se ce l'abbiamo dobbiamo attaccare gli spazi - spiega Guttmann per definire l'essenza del suo gioco -. Questo è il principio fondamentale del calcio. Non importa se subiamo tre o quattro gol, purché ne segniamo quattro o cinque".

Quella mentalità rimane anche dopo la partenza di Guttmann nel 1962. Il 4-2-4, perfezionato dall'ungherese al São Paulo FC negli anni '50, permette alla squadra di attaccare e difendere con la stessa intensità.

Anche prima dell'avvento di Eusébio, Guttmann aveva assemblato una squadra capace di mettere in pratica le sue teorie. Il portiere Costa Pereira, il difensore centrale Germano, il centrocampista Mário Coluna, le ali Antonio Simões e José Augusto e un cannoniere come José Águas si esaltano nella devastante semplicità strutturale voluta dal tecnico.

Béla Guttmann
Béla Guttmann©Getty Images

Il genio tattico
Allenatore errante e mai affezionato troppo a una squadra ("la terza stagione è fatale", avrebbe detto), Guttmann si ritaglia il suo posto nel calcio mondiale. Dopo gli scarsi successi con l'AC Milan a metà degli anni '50, allena il São Paulo e quindi si trasferisce in Portogallo, guidando l'FC Porto alla vittoria del campionato 1958/59 e cedendo successivamente alle lusinghe del Benfica.

Il matrimonio è perfetto ma non dura a lungo. Guttmann lascia la squadra nel 1962, con non poche polemiche: secondo la leggenda maledice il club, dicendo che non avrebbe mai più vinto il titolo europeo per altri 100 anni. Da allora, il Benfica ha perso otto finali, mentre Guttmann è scomparso nel 1981 a 82 anni.

Le stelle
Eusébio:
"È stato il miglior giocatore di tutti i tempi", dichiara Alfredo Di Stéfano dopo la morte di Eusébio a gennaio 2014. Quello del 1962 è l'unico trionfo della pantera nera nella competizione per club più importante del mondo, ma il suo controllo di palla, la potenza e le sue temibili conclusioni gli permettono di guadagnare un posto nel firmamento del calcio. A testimoniralo ci sono 11 campionati vinti, cinque coppe del Portogallo e 41 gol in 64 partite con la nazionale lusitana.

Mario Coluna: il ' mostro sacro'
Mario Coluna: il ' mostro sacro'©Getty Images

Mário Coluna: il "mostro sacro", capitano del Benfica dal 1953 al 1970, è secondo solo a Eusébio nel tempio delle leggende del Benfica. Agile ed elegante, ma anche potente, viene chiamato "Signor Coluna" dai compagni, in segno di rispetto. "Coluna è stato un esempio, come un padre a capotavola - ricorda l'ex compagno António Simões -. Non doveva dire niente, sapevamo già come voleva che ci comportassimo".

José Águas: soprannominato "testa d'oro" per le sue doti aeree, l'attaccante centra il successo europeo alla fine della sua carriera nel Benfica, segnando in entrambe le finali. António Lobo Antunes, uno degli scrittori contemporanei più importanti del Portogallo, commenta: "È stato un simbolo di eleganza, intelligenza, integrità e talento. Quando pensavo di diventare scrittore, volevo essere il José Águas della letteratura".

Commenti
Bela Guttman:
"Non ho mai trovato giocatori più attaccati alla maglia di quelli del Benfica. Anche quelli con meno talento sono diventati fortissimi e temuti".

Pelé: "Il Barcellona di oggi è come il Benfica, il Santos, l'Ajax, il Milan o il Real Madrid dei tempi d'oro. Quelle squadre sono state le migliori della loro epoca".

Giovanni Trapattoni: "Prima di Eusébio il Benfica aveva Coluna, ma Eusébio è stato il migliore dei suoi tempi: la gente parlava solo di lui e di Pelé. Con una grande squadra come quel Benfica, Eusébio è stato uno dei più forti al mondo".

José Águas dopo il primo trionfo europeo del Benfica
José Águas dopo il primo trionfo europeo del Benfica©Getty Images
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