La finale

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La difesa del titolo
Sergei Makarov (Russia) ©Sportsfile

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La difesa del titolo

Si tratta di una di quelle serate che sembrano fatte apposta per un incontro di calcio: il tempo né caldo né freddo, il grigio del cielo rischiarato alla perfezione dalle luci artificiali, il terreno di gioco allo stadio dell'MSK Žilina virtualmente perfetto, reso ancora più rigoglioso e lucente dalla pesante pioggia, peraltro perfettamente assorbita, caduta un paio di giorni prima della finale. Sugli spalti il Presidente UEFA Michel Platini e l'ex presidente slovacco Rudolf Schuster, circondati da una folla festosa e in numero sufficiente a far sentire il proprio tifo ad entrambe le compagini. Gli ingredienti per una serata di calcio perfetta ci sono tutti, ma alla fine, per la prima volta in 11 anni, ne manca uno: il gol.

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Nel prepartita, entrambe le squadre mostrano spirito di gruppo e voglia di vincere. I giocatori della panchina italiana, tutti abbracciati, cantano l'inno nazionale. Alla loro destra, quelli della Russia in atteggiamenti simili, guidati dal tecnico Dmitri Khomukha, piazzatosi un metro più avanti dei suoi colleghi nell'area tecnica. Le due squadre si conoscono bene, essendosi affrontate sei giorni prima nella fase a gironi. Difficile riuscire a sorprendere l'avversaria.

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I russi ripropongono il loro classico 4-3-3, con Rifat Zhemaletdinov al debutto dal primo minuto sulla fascia destra al posto di Aleksandr Makarov. Daniele Zoratto invece schiera la stessa formazione scesa in campo in semifinale, ma cambia qualcosa a livello tattico: il centrocampo del suo 4-4-2 non è in linea, bensì a rombo. La sua idea di avanzare un centrocampista per disturbare il playmaker russo Sergei Makarov dà subito frutti. Gli Azzurrini premono in avanti e guadagnano metri: Luca Vido ci prova prima con una conclusione dalla distanza e poi con un filtrante in profondità per Demetrio Steffè, che costringe il portiere russo Anton Mitryushkin ad uscire in tutta fretta sui piedi dell'ala; ci prova anche Alberto Cerri, che controlla bene di petto ma spara fuori; poi è la volta di Andrea Palazzi, che ruba palla e la gioca immediatamente in profondità; bella anche la combinazione sulla sinistra tra il terzino Federico Dimarco e Steffè, e pericoloso il colpo di testa sugli sviluppi di un corner da parte del centrale difensivo Elio Capradossi, sempre presente sulle palle inattive.

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Il primo quarto d'ora è un vero monologo italiano, interrotto solo dalla mezza occasione capitata a Ramil Sheydaev, favorito da un errore di valutazione di Giacomo Sciacca su una palla alta. È una serata difficile per il numero 19 russo, costretto a sfiancarsi in pressing sui difensori: è solo nel finale di partita che Sheydaev riuscirà a ricevere e giocare qualche pallone interessante nei pressi dell'area avversaria.

In questa fase della gara, l'obiettivo della Russia è quello di non affondare di fronte alla marea azzurra: l'Italia attacca con combinazioni fluenti a centrocampo, punge con le ali, a loro volta supportate dai terzini – soprattutto Dimarco sulla sinistra – e spaventa con la minacciosa presenza fisica del centravanti Alberto Cerri. Dal punto di vista difensivo, il vertice alto del rombo di centrocampo cancella sul nascere la manovra russa: basti pensare che, in un brevissimo lasso di tempo, l'elegante centrale mancino Dzhamaldin Khodzhaniyazov è costretto a servire sei volte all'indietro il proprio portiere, incapace di trovare spazio per le sue tipiche incorsioni a centrocampo. Insolitamente, il portiere russo gioca più palloni di quanto non facciano alcuni suoi compagni.

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Da bordo campo, Khomukha cerca di trasmettere fiducia ai suoi ragazzi. Ma il suo compito non è facile, come non lo è quello dei suoi ragazzi, che faticano a contenere l'Italia. Alla sua sinistra Daniele Zoratto, solitamente piuttosto rumoroso, sembra abbastanza soddisfatto, e perde la calma solo in occasione di un errore su retropassaggio al portiere Simone Scuffet, costretto a liberare in tutta fretta e a regalare un calcio d'angolo agli avversari, e in occasione di una conclusione ravvicinata dei russi sugli sviluppi di una palla inattiva. Il finale di prima frazione vede l'Italia provarci con una serie di passaggi filtranti, in qualche modo intercettati dai difensori russi, preoccupati a tal punto da sparacchiare immediatamente lontano su entrambe le fasce. Palloni che però sono pane per i denti della retroguardia azzurra, che recupera prontamente e ripropone l'azione offensiva. Quando l'arbitro greco manda tutti negli spogliatoi, la Russia è reduce da 40 minuti di sofferenza: ma non ha ceduto, ed è riuscita a contenere l'esuberanza dell'Italia.

Durante l'intervallo, Khomukha sostituisce l'ala destra, ma è nove minuti più tardi che la sua mano si fa sentire sul serio: il tecnico inserisce difatti l'attaccante Aleksei Gasilin al posto dell'ala sinistra Alexander Zuev, con l'obiettivo di offrire un secondo terminale offensivo per i passaggi dei centrocampisti, e per migliorare l'efficienza sulle sponde della prima punta. La Russia alza così il suo baricentro, e impedisce all'Italia di effettuare le geometrie viste nel primo tempo, ingaggiando molti più duelli che frenano la manovra azzurra.

Ma nemmeno tutte le sostituzioni permettono a una delle due squadre di trovare la rete. Gli italiani recriminano per le occasioni fallite, un po' per impecisione, un po' per la prontezza di riflessi del portiere russo, bravo a salvare sulla conclusione del vivace Luca Vido, servito alla perfezione da Cerri. In parte esce anche la Russia, senza mai in realtà impensierire Scuffet: al termine degli 80 minuti di gioco, gli uomini di Khomukha non hanno prodotto una sola conclusione nello specchio della porta.

Nel corso del torneo la Russia aveva però già mostrato grande solidità mentale, soprattutto durante la maratona ai rigori in semifinale contro la Svezia. Mentre i tecnici decidono chi andrà sul dischetto, la fiducia della Russia è ben avvertibile: se hanno resistito fino a questo momento, perché non dovrebbero trovare anche il colpo di grazia?

Mitryushkin, che in tutto il torneo ha subito appena un gol, para subito il primo rigore dell'Italia, battuto dal nuovo entrato Davide De Molfetta. E quando neutralizza anche il terzo di Sciacca, la Russia inizia a crederci per davvero. Ma le due parate di Scuffet nei successivi tre tentativi russi portano i rigori ad oltranza. Mitryushkin si getta sulla sua sinistra e para il 13esimo tiro dagli 11 metri di Andrea Palazzi, mentre Sergei Makarov mantiene la calma e infila senza problemi quello decisivo.

La Russia si laurea così campione d'Europa con una sola vittoria in tutto il torneo. Al momento di attraversare il campo per raggiungere i propri tifosi, i giocatori russi si fermano sportivamente a consolare i centrocampisti italiani Mario Pugliese e Palazzi, increduli e in lacrime per la finale persa in maniera cos�� dolorosa. I ragazzi di Zoratto avrebbero vinto ai punti, ma quelli di Khomukha sono stati più freddi dal dischetto, e si sono così aggiudicati un'incredibile finale.

https://it.uefa.com/under17/season=2013/technical-report/the-final/index.html#la+difesa+titolo