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Spunti di discussione

Spunti di discussione
Aleksandr Likhachev (Russia) e Andriy Boryachuk (Ucraina) ©Sportsfile

Spunti di discussione

Il quadro della situazione
Ultima giornata della fase a gironi. A Zilina, la Svezia affronta la Slovacchia sapendo che un pareggio basterebbe ad entrambe per raggiungere le semifinali a spese della vincente dell'altro incontro del Gruppo A tra Austria e Svizzera. I padroni di casa iniziano col piede sull'acceleratore, costringendo la Svezia a difendersi e mandando diversi giocatori nell'area avversaria con grande coraggio. Ma dopo l'intervallo, col passare dei minuti scema anche l'entusiasmo. Il triplice fischio finale interrompe una fase di gioco fatta di passaggi in orizzontale e all'indietro, e sancisce così il pareggio a reti inviolate.

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Nel Gruppo B, l'incontro tra Italia e Russia termina con un risultato diverso, ma virtualmente si sviluppa allo stesso modo. La Russia passa con Aleksei Gasilin dopo 12 minuti, mentre l'Italia pareggia al terzo del secondo tempo. Dopo l'1-1, la gara perde d'intensità e si trasforma in una serie di passaggi tra difensori e portieri, che spesso salgono senza alcun rischio fino al limite dell'area di rigore. Come giustamente scritto dal reporter di UEFA.com a Nitra, "la cautela è stata la parola d'ordine nelle battute finali". Del resto gli 'highlights' della ripresa includono i 18 passaggi tra il terzino sinistro e il portiere russo poco dopo il pareggio dell'Italia. O i 66 passaggi non contrastati degli Azzurrini negli ultimi quattro minuti, con i russi che aspettavano con pazienza nella loro metà campo.

E per di più, in quel giorno particolare, quelle erano le due partite trasmesse in diretta da Eurosport a un pubblico televisivo pan-europeo.

I precedenti paragrafi dipingono nel modo più negativo possibile quanto accaduto in modo da delineare al meglio i punti sui quali discutere. La prima domanda è la seguente: fino a che punto è giusto che le squadre agiscano considerando il quadro della situazione e la situazione di classifica? È questa l'immagine di sé che un Campionato Europeo Under 17 vuole trasmettere al pubblico?

La successiva domanda recita invece: se pensiamo che qualcosa debba essere fatto, che cosa è giusto fare? Si dovrebbe dare agli arbitri il potere di proteggere l'immagine del calcio avvertendo capitani e/o allenatori? Si potrebbe permettere agli arbitri di ammonire per 'comportamento non sportivo'?

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C'è anche un'altra dimensione. Slovacchia e Svezia hanno iniziato la partita sapendo che un pareggio avrebbe permesso ad entrambe di restare un punto davanti alla vincente di Dubnica. Italia e Russia, d'altro canto, sapevano che un determinato risultato avrebbe permesso ad entrambe di qualificarsi. La Croazia, battendo l'Ucraina nell'altra partita (come fatto) sarebbe arrivata a cinque punti come il duo di testa. Ma non sarebbe comunque bastato in caso di pari con gol tra Italia e Russia.

Un pari senza gol non sarebbe stato sufficiente. La situazione era dovuta alla complessità del sistema, basato esclusivamente sugli scontri diretti, come stipulato dal regolamento del torneo per separare squadre a pari punti nel girone. Senza specificare i dettagli, un pari con gol tra Italia e Russia avrebbe reso irrilevante il risultato della partita della Croazia.

E' un approccio corretto? E' corretto concentrarsi solo sui risultati delle tre squadre a pari punti tra di loro togliendo dall'equazione quelli ottenuti contro l'Ucraina? In una fase finale a otto squadre, dove ogni squadra può essere considerata più o meno sullo stesso livello delle altre e dove nessuno sembra accumulare gol anche contro avversari inferiori, è questo aspetto del regolamento appropriato? In questi casi non sarebbe meglio semplicemente incentivare le squadre ad attaccare facendo contare la differenza reti generale?

Divertimento?
Una punizione viene concessa sulla fascia destra. Mentre lo specialista dei calci piazzati si avvicina verso la 'scena del crimine' e l'arbitro misura la distanza della barriera, i difensori centrali avanzano. La punizione viene calciata al centro dell'area e deviata in calcio d'angolo dall'altra parte. Gli spettatori trattengono il fiato, mentre il giocatore designato a battere il corner trotterella per 70 metri in diagonale.

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La palla esce e l'ultimo giocatore a toccare la palla la getta all'avversario più vicino, che però decide di ignorarla. La palla rotola in campo, finché qualcuno non la calcia nuovamente fuori. Un secondo giocatore, un terzino nello specifico, arriva e finalmente la rimette in gioco con le mani dopo tre tentativi non riusciti.

Questi esempi sono collegati al punto di discussione precedente sull’importanza del fattore intrattenimento. Nello specifico, la fase finale era in concorrenza diretta con quella dei Mondiali di hockey sul ghiaccio per l’interesse degli sportivi locali. L’approdo della Slovacchia ai quarti di finale veniva mostrato su schermi giganti in giro per la città. La domanda è se il calcio può davvero competere – e se, con i minuti effettivi giocati calati a 42 o 43, i tifosi ricevano abbastanza per quanto pagano per il biglietto.

Si discute dei comportamenti dei giocatori Under 17 e la risposta frequente è che "copiano semplicemente i grandi". E’ vero? In UEFA Champions League, per esempio, le situazioni di palla morta non vengono trattate con maggiore urgenza?

Questi esempi non rendono forse la gara meno divertente? Non è forse che in UEFA Champions League, ad esempio, tali situazioni hanno più importanza e vengono sfruttate con maggiore rapidità?

A prescindere dalla risposta, sorge un'altra domanda. Se i tecnici partecipano ai tornei con l'obiettivo di vincere - o sono spinti a farlo -, chi è responsabile di instillare nei giocatori che stanno crescendo il valore del divertimento? L'allenatore ha forse l'obbligo di far capire ai propri giocatori che stanno iniziando una carriera in uno sport che vive anche dei suoi spettatori? Se questo non è compito dei tecnici, di chi lo è allora?

Uno sport invernale?
"Ho la sfortuna di non essere nato a gennaio." È questo il tono delle dichiarazioni di molti dei partecipanti al Workshop di Calcio Giovanile UEFA organizzato a Oslo alcune settimane prima del torneo in Slovacchia.

Gli stessi sentimenti provati anche da quei giocatori in grado di raggiungere i professionisti, nonostante siano nati nella seconda metà del calendario. Diverse associazioni nazionali hanno finalmente lanciato programmi specifici per garantire migliori possibilità di crescita anche ai ragazzi nati negli ultimi mesi dell'anno. Maggiore importanza a questo aspetto è stata data durante il torneo in Slovacchia. Se nell'edizione 2009 il 41% dei giocatori delle squadre giunte alla fase finale era nato a gennaio o febbraio, in quella 2013 solo il 29% era nato nei primi due mesi dell'anno.

Le statistiche rivelano come solo 18 giocatori (12,5%) siano nati nel gennaio 1996, e 66 tra gennaio e marzo. Ciò significa he il 46% dei giocatori presenti in Slovacchia sono nati nel primo quarto dell'anno 1996. Ciò significa che il 46% dei giocatori che hanno avuto l'opportunità di crescere in Slovacchia sono nati nel primo 25% dell'anno. Tutto ciò è giusto? Cosa si può fare per garantire migliori opportunità di crescita anche ai talenti nati in estate e in autunno?

https://it.uefa.com/under17/season=2013/technical-report/talking-points/index.html#spunti+discussione