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Edouard Mendy, da disoccupato a campione d'Europa col Chelsea

Il portiere del Chelsea ha parlato a UEFA.com della sua carriera, soffermandosi su un periodo a 22 senza contratto e fuori dal mondo del calcio.

Edouard Mendy ha vissuto tanti alti e bassi prima di vincere la UEFA Champions League
Edouard Mendy ha vissuto tanti alti e bassi prima di vincere la UEFA Champions League Chelsea FC via Getty Images

Edouard Mendy ha raggiunto la vetta del calcio per club quando il suo Chelsea ha battuto il Manchester City in finale di UEFA Champions League, ma il cammino del portiere 29enne è stato lungo e pieno di ostacoli.

Trovatosi senza contratto e disoccupato a soli 22 anni, Mendy aveva tutti i diritti per lamentarsi, ma invece di piangersi addosso, si è sollevato le maniche raddoppiando gli sforzi, e ha incantato al Marseille, Reims e Rennes prima di guadagnarsi a settembre 2020 la chiamata del Chelsea per difendere i pali di Stamford Bridge. In vista della Supecoppa UEFA contro il Villareal, il portiere dei Blues ha raccontato a UEFA.com la sua storia.

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Sulla preparazione alla finale di Champions League

 Highlights finale 2021: Man. City - Chelsea 0-1
Highlights finale 2021: Man. City - Chelsea 0-1

La settimana prima della finale di Champions League, in squadra c'era molta concentrazione, molta adrenalina e molta pressione positiva. Tutti sapevamo che la finale di Champions League è un qualcosa che va vissuto intensamente e che si potrebbe vivere solo una volta nella vita.

Eravamo tutti concentrati sull'obiettivo. Volevamo giocare la finale a modo nostro, quindi abbiamo fatto il necessario per prepararla come volevamo. E alla fine ci siamo riusciti. Per me, i due momenti migliori sono stati, naturalmente, quando Kai [Havertz] ha segnato il gol, e poi quando l'arbitro ha fischiato la fine. In quel momento ho visto la felicità negli occhi di tutti; molti piangevano per la gioia. Ho visto lo staff e i ragazzi in panchina entrare in campo e abbiamo capito che avevamo fatto qualcosa di eccezionale. Credo che solo qualche giorno dopo abbiamo realizzato di avere vinto. Sollevare la coppa è un'esperienza unica.

Il bilancio del Chelsea in Supercoppa

Il Chelsea ha vinto una sola volta in quattro partecipazioni in Supercoppa UEFA, sollevando il trofeo nel 1998 ma perdendo nel 2012, 2013 e 2019.

Sul contributo di Thomas Tuchel

È carismatico e ha capacità di leadership. Sa come coinvolgere tutti, quindi avere un allenatore così è sicuramente molto motivante.

Tuchel ha introdotto l'idea di essere una squadra in cui tutti sono importanti, e lo si può vedere nei sei mesi dal suo insediamento: con lui quasi tutti i ragazzi in rosa hanno giocato. Inoltre è riuscito a trasmettere la sua filosofia alla squadra e si è adattato subito al gruppo. Quello che voleva fare era decisamente possibile con questa squadra; ecco perché i risultati si sono visti sin da subito.

Sul suo percorso da portiere

Guarda la spettacolare parata di Mendy su Benzema
Guarda la spettacolare parata di Mendy su Benzema

Non ho sempre voluto fare il portiere, ma non avevo un futuro in altri ruoli. Mi è stato chiesto di andare in porta, e tutto è successo in maniera naturale. In Francia ho giocato in tutte le divisioni, dalla sesta serie alla Ligue 1. Nel mezzo, a 22 anni, c'è stato un anno in cui sono rimasto disoccupato. Quando non si è mai stati dei calciatori professionisti a quell'età, è difficile trovare un contratto da professionista in seguito, ma io mi sono impegnato e ho lavorato il doppio degli altri durante quell'anno. Ho avuto la fortuna dalla mia parte e questo grazie al cielo mi ha aiutato. Così ho avuto la possibilità di firmare per l'Olympique de Marseille. E da lì è iniziata la scalata.

Dopo la stagione interrotta dal COVID, il Chelsea si è interessato a me. Nonostante mi fossi qualificato per la Champions League con il Rennes, la chiamata del Chelsea era un'occasione che non potevo rifiutare. Era la città dove volevo vivere, il club dove volevo giocare, i colori che volevo difendere. Il Rennes ha capito. Sono andato al Chelsea e tutto è andato bene per me".

Sui momenti più difficili

Un anno senza un club è un periodo molto lungo per un calciatore, quindi in quei momenti ho pensato che forse non ero tagliato per questo sport. Ho però avuto la fortuna di avere la mia famiglia intorno a me. Mi hanno rassicurato sul fatto che avrei potuto sfondare nel calcio e mi hanno invitato a non arrendermi.

[Quando mi sono ritrovato disoccupato a 22 anni] ero stato mollato dal mio ex agente. Ero arrabbiato dentro e infastidito dal fatto che stavo tornando a casa perché mi sembrava di dover ricominciare tutto da capo. Fino ad allora ero stato indipendente, libero. Avevo il mio appartamento, avevo il mio stipendio, quindi non avevo bisogno di nessuno. Poi improvvisamente mi sono ritrovato ad avere necessariamente bisogno della mia famiglia, quando fino ad allora ero stato io ad aiutare loro. Provavo una certa vergogna e c'era anche questa sensazione di impazienza perché è stato un anno molto lungo.

Sull'investitura di Petr Čech

Parlavo spesso col mio agente che mi diceva dell'interesse del Chelsea. Ho provato a non pensarci ma quando le conversazioni telefoniche hanno iniziato a intensificarsi, ho capito che c'era un reale interesse da parte del Chelsea e che dovevo buttarmi.

Il Chelsea alza al cielo il trofeo della Champions League
Il Chelsea alza al cielo il trofeo della Champions League

Mi sono detto che il Chelsea avrebbe potuto prendere un altro portiere, ma poi mi è arrivata la chiamata di Petr che mi ha detto: "Ascolta, solo un portiere firmerà col club, e sarai tu. Io voglio solo te!". Quando un portiere come Petr, con la carriera che ha avuto che l'ha consacrato a leggenda del club, ti chiama, puoi decisamente stare più tranquillo.

Sul futuro

Quest'anno è stato fantastico ma adesso dobbiamo mettere tutto in discussione. Dovremo ripartire da zero quando la stagione ricomincerà. Quello che abbiamo fatto è stato fantastico, ma dobbiamo accantonarlo per fissare altri obiettivi. Dobbiamo continuare a migliorare e impegnarci per rendere questo club ancora più grande.

Se sono uno dei migliori portieri del mondo? Non saprei dirvi, ma per me la cosa più importante è essere il migliore per la mia squadra. Essere il migliore per il mio club significa essere il migliore ogni giorno ed essere il migliore possibile in campo, aiutando la mia squadra a vincere trofei. Sono cresciuto ogni anno, compreso l'anno scorso, e voglio continuare a migliorare anche nei prossimi anni e in futuro.

Il Barcellona davanti a tutti

Barcellona (9), AC Milan (7), Real Madrid (7), Liverpool (6) e Siviglia (6) hanno più presenze di tutti in Supercoppa.