Il Napoli gongola

Dopo l'1-0 sul Trabzonspor, in casa Napoli si festeggia l'agevole qualificazione agli ottavi e la quinta gara consecutiva in Europa senza reti al passivo. "Vuol dire che stiamo lavorando bene", ha commentato Rafael Benítez

©AFP/Getty Images

Cinque partite consecutive senza subire gol. Contro il Trabzonspor AŞ, l'SSC Napoli centra due obiettivi in uno: la qualificazione agli ottavi di finale di UEFA Europa League e un piccolo record europeo, un primato che vale ancora di più perché colto da una squadra che più volte in passato ha manifestato problemi di tenuta difensiva. “È un bel segnale, soprattutto per i ragazzi. Vuol dire che stiamo lavorando bene sui movimenti nella fase di non possesso”, quasi si schermisce Rafael Benítez.

Merito anche del portiere, quel Rafael Cabral rinvigorito dalla bella prestazione davanti al pubblico del San Paolo. Chissà se basterà per riprendersi la maglia da titolare anche in campionato. “Non so chi giocherà con il Torino - avverte Benítez - Oggi era importante per Rafael Cabral giocare e non subire gol mostrando il suo livello. Adesso tanto lui quanto Mariano Andújar hanno le stesse possibilità di giocare”.

Si chiama competizione interna, una sana concorrenza per una squadra impegnata su tre fronti. In porta come in attacco, dove Gonzalo Higuaín è sì intoccabile, ma Duván Zapata scalpita. “Volevo far giocare tanti minuti sia al Pipita sia a Duvan - ammette il tecnico spagnolo - L'idea era giocare bene, vincere creando tante occasioni e questo è positivo in vista della sfida col Torino”.

L'unica nota stonata è il digiuno di José Callejon, a secco dall'Epifania e fermato in più di un'occasione dal portiere turco. “Ma ha fatto quello che doveva, arrivare davanti al portiere e avere tante occasioni”, minimizza Benítez.

Chi ha giocato al di sotto delle sue possibilità è Gökhan Inler, troppo impreciso in mezzo al campo. “È stata una partita molto importante per noi - afferma sicuro il capitano di giornata - Sono contento per la vittoria. Abbiamo ancora tre competizioni davanti, ognuno di noi è importante per l'allenatore e può rendersi utile perché si giocherà ogni tre giorni. È così che si cresce come squadra”.

Ha il volto soddisfatto Inler, nonostante quest'anno stia trovando meno spazio in mezzo al campo: “Io sono un professionista, quando gioco do sempre il cento per cento per la squadra e sono sempre pronto quanto Benítez mi chiama in causa”.

Lo spirito è quello giusto, un gruppo compatto che sembra avere trovato la giusta maturità. E che non teme nessuna squadra nel sorteggio di domani: “Se vuoi arrivare fino in fondo devi vincere contro tutti. L'importante era passare il turno”, taglia corto il centrocampista svizzero.

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