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Xavi guida la riscossa dei piccoli

Il centrocampista racconta l'esperienza a EURO 2008, torneo deciso dai giocatori veloci anziché da quelli fisici.
Xavi guida la riscossa dei piccoli
Xavi Hernández a UEFA EURO 2008 ©UEFA.com

Xavi guida la riscossa dei piccoli

Il centrocampista racconta l'esperienza a EURO 2008, torneo deciso dai giocatori veloci anziché da quelli fisici.

Il trionfo della Spagna a UEFA EURO 2008 non ha solo interrotto una fame di trofei che durava da 44 anni, ma ha anche definito un nuovo scenario nel calcio mondiale, dove anche i giocatori più minuti possono farsi valere. Con i suoi 170 cm di altezza, i suoi passaggi al millimetro e un'incredibile capacità di leggere la partita, Xavi Hernández ha guidato la riscossa dei piccoli, guadagnango la corona di miglior giocatore del torneo. Il centrocampista racconta l'estate di tre anni fa, straordinaria sotto molti aspetti.

Alzare la coppa...
È stato bellissimo. Forse è una frase fatta, ma la verità è che il calcio che abbiamo giocato nel 2008 è stato spettacolare. Non solo dal punto di vista offensivo, ma anche per la nostra disposizione in campo. Abbiamo vinto senza fare ricorso alla leggendaria 'furia española', giocando di prima e affidandoci a grandi campioni. In questo senso, Luis [Aragonés] è stato paragonabile a Cruyff.

Il momento decisivo...
Le parate di Iker Casillas contro l'Italia. Io ero in panchina perché Luis aveva deciso di lasciarmi fuori, ed ero molto arrabbiato. Abbiamo sofferto molto, ma quando siamo arrivati ai rigori ero tranquillo perché contavo su Iker. Credevo in lui, e ho sempre saputo che ci sarebbe stato al momento giusto. Penso lo stesso di Víctor Valdés al Barça. Sono ragazzi che vedo parare da una vita. A Vienna sapevo che c'era Iker e che la storia stava per cambiare.

Una vetrina mondiale...
Credo che la gente mi abbia scoperto a Euro 2008, ma giocavo allo stesso modo da anni. Forse stavo acquistando fiducia e calma, ma sono qualità che arrivano solo con il successo. Dopo quella vittoria, le squadre ci pressavano più alte e aggredivano molto, ma noi non abbiamo perso neanche un metro.

Il dopo...
Ora, tutto il mondo vuole giocare di prima. È incredibile quanta differenza possa fare una vittoria. Se a EURO 2008 avessimo perso contro l'Italia, ora sarebbe tutto diverso. La gente avrebbe detto che non si può vincere con un calcio come il nostro, e che bisogna essere più fisici.

Penso che Luis [Aragonés] sia stato il punto di svolta. Ha scommesso sui piccoli che avevano iniziato con lui, schierando giocatori come [Andrés] Iniesta, [Santi] Cazorla, Cesc Fàbregas, [David] Silva e [David] Villa. La rivoluzione è iniziata con Luis e siamo passati da un atteggiamento furioso al controllo di palla. Abbiamo dimostrato al mondo che si può vincere giocando con stile, ma se non avessimo vinto l'Europeo non avremmo vinto neanche la Coppa del Mondo [FIFA 2010].

Ultimo aggiornamento: 30/01/17 17.13CET

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