L'Udinese finisce tra le lacrime

Il capitano Valerio Bertotto ha parlato della delusione della squadra dopo il mancato accesso agli ottavi di finale.

Comprensibile la delusione sui volti dei giocatori dell’Udinese Calcio dopo aver fallito per un soffio l’accesso agli ottavi nella prima partecipazione alla UEFA Champions League.

Bertotto in lacrime
I due gol dell’FC Barcelona negli ultimi cinque minuti hanno steso al tappeto la compagine italiana, alla quale sarebbe bastato un pareggio per qualificarsi, mettendo bruscamente a tacere i festeggiamenti che già erano stati prematuramente annunciati sugli spalti dello stadio Friuli. La reazione di Valerio Bertotto al fischio finale riassume lo stato d’animo della squadra e di tutta la città. Con il morale a pezzi per il dissolversi di ogni speranza il capitano dell’Udinese ha lasciato in lacrime il terreno di gioco.

'Una grande delusione'
“Mi sono messo a piangere perché non sono un robot, sono un essere umano – ha detto Bertotto, nelle file dell’Udinese dal 1993 -. Amo il mio lavoro, amo il calcio e non gioco solo per prendermi lo stipendio a fine mese. Questa partita era molto importante per me. Le lacrime sono state un’inevitabile conseguenza della mia grande delusione”.

Tattica del contropiede
Come aveva indicato l’allenatore Serse Cosmi, l’Udinese aveva deciso di contenere il Barcellona attuando una tattica difensiva. Baricentro arretrato per poi cercare di colpire in contropiede la formazione catalana. Un atteggiamento rischioso che ha lasciato il possesso di palla agli ospiti. Verso la fine la stanchezza sia mentale che fisica ha aperto la strada ad un gioco più disordinato, con gli ospiti troppo spesso con l’iniziativa in mano. Ne hanno approfittato Santiago Ezquerro e Andrés Iniesta per castigare i padroni di casa con due reti.

Ambizioni svanite
“Non avevamo intenzione che questa partita venisse ricordata negli annali come la più bella mai disputata – ha proseguito Bertotto -. Volevamo scrivere i nostri nomi nella storia di questo club portandola dove non era mai arrivata prima. Negli ultimi cinque minuti avremo dovuto calciare il pallone in tribuna invece che cederlo agli avversari”.

Morale a pezzi per Candela
Grande il dispiacere anche per Vincent Candela per il fatto che la sua squadra non sia riuscita a difendere lo 0-0. Pur essendo arrivato in estate, l’ex terzino della nazionale francese sapeva bene quanto fosse importante un risultato positivo per il club e per il suoi tifosi. Si è sfogato spiegando i motivi della sconfitta.

'Così vicini'
“È una grande delusione, difficile da spiegare - ha dichiarato -. Non solo per me e i miei compagni, ma è un brutto colpo per il club, per l’intera città e per il calcio italiano. Ci é mancata l’intelligenza nel momento più importante. Ovviamente a cinque dal termine sei nervoso ed hai anche paura, ma eravamo così vicini alla meta. E stato un epilogo veramente drammatico”.

Grande tifo
“La hola sugli spalti era una dimostrazione della fiducia dei tifosi nei nostri confronti, ed anche noi credevamo nelle nostre possibilità. Non so cosa sia successo alla fine. Le critiche sono inevitabili e noi ce le meritiamo perché non si può perdere una partita in questo modo. È un gran peccato per l’Udinese Calcio”.

Troppo poco, troppo tardi
Onesto come sempre, Candela ha anche spiegato i motivi delle difficoltà dell’Udinese. Posta di fronte alla possibilità di confrontarsi al Barça sul suo stesso piano o di scegliere un approccio più prudente, la squadra italiana ha optato per la soluzione più pragmatica, ma il fine non ha giustificato i mezzi. “La ragione principale per quale non abbiamo giocato nel senso vero del termine è perché ci era sufficiente un pareggio – ha proseguito -. Quel poco che abbiamo fatto è bastato per tutta la partita, ad eccezione degli ultimi cinque minuti”.

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