Come hanno iniziato a giocare le stelle?

Come si sono avvicinati al calcio quelli che oggi sono campioni affermati? Lo abbiamo chiesto a sei giocatori-simbolo, uno per ciascuna delle squadre italiane impegnate nelle competizioni UEFA per club 2017/18.

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I calciatori che oggi sono protagonisti sui palcoscenici più prestigiosi non sono nati già campioni. Anche per loro ci sono stati i primi passi, la gavetta, le difficoltà...

In occasione delle festività natalizie, UEFA.com ha deciso di scoprire come i campioni sono diventati tali: abbiamo chiesto a sei giocatori - uno per ciascuna delle squadre italiane approdate alla fase ad eliminazione diretta delle competizioni UEFA per club 2017/18 - quali sono stati i loro primi passi nel calcio e le loro fonti di ispirazione.

Hanno risposto alle nostre domande (in rigoroso ordine alfabetico): Giorgio Chiellini (Juventus), Gianluigi Donnarumma (Milan), Alejandro Gómez (Atalanta), Ciro Immobile (Lazio), Lorenzo Insigne (Napoli) e Radja Nainggolan (Roma).

1. Giorgio Chiellini (Juventus, ottavi di finale UEFA Champions League)

All'asilo il mio migliore amico giocava a basket. Io avrei voluto fare lo stesso per stare con lui, ma il corso di pallacanestro non era aperto ai bambini di 5 anni. Io e mio fratello gemello venimmo invece accettati alla scuola calcio e lì è iniziata la storia che mi ha portato fino a qui. Per me il massimo era buttarmi nel fango, aspettare con gioia gli allenamenti quando pioveva. Non vedevo l'ora di andarmi a buttare nelle pozze d'acqua per poi tornare a casa e lasciare a mia nonna la borsa piena di mota, cioé di fango come lo chiamiamo noi a Livorno. Questi sono i ricordi indelebili dei miei primi anni di calcio.

2. Gianluigi Donnarumma (Milan, sedicesimi di finale UEFA Europa League)

Ho iniziato a giocare su un campetto di terra battuta e ogni parata era una botta. Anche questo mi ha aiutato molto a crescere. Fin da bambino io sono semrpe stato tifoso del Milan e l'ho sempre seguito in televisione. Ogni partita era una specie di guerra a casa... se sbagliavano un rigore mi mettevo a piangere e facevo dei disastri. Mia madre è napoletana, quindi quando c'era Milan - Napoli a casa mia davamo spettacolo!

3. Alejandro Gómez (Atalanta, sedicesimi di finale UEFA Europa League)

Quando ho iniziato col calcio il mio unico obiettivo era quello di approdare nel massimo campionato argentino con la squadra della mia città. Soltanto dopo ho capito che volevo giocare in contesti più competitivi e ho iniziato ad avere "fame" di un calcio giocato a livelli diversi. Non ho mai avuto dubbi sulle mie qualità, ho debuttato in prima squadra a 17 anni, ma facevo parte della rosa già a 15 e il calcio è sempre stato il mio sogno. Ho lottato per arrivare ai massimi livelli e posso dire di essermi preparato per tutta la vita.

4. Ciro Immobile (Lazio, sedicesimi di finale UEFA Europa League)

Sono una persona umile e socievole, cerco sempre di dare tutto sia in campo che fuori. I miei idoli da ragazzo erano Del Piero e Trezeguet, quando formavano una coppia fantastica alla Juventus. Successivamente ho avuto la fortuna di giocare al fianco di Del Piero e ho cercato di imparare tutto da lui, perché oltre ad essere un grande calciatore è anche una persona eccezionale. 

5. Lorenzo Insigne (Napoli, sedicesimi di finale UEFA Europa League)

Da piccolo ho fatto vari provini con diverse squadre, ma venivo sempre scartato perché mi dicevano che ero bravo, ma troppo basso. A un certo punto ho pensato di smettere con il calcio, perché ricevevo sempre la stessa risposta. Invece, continuando nella scuola calcio dove sono cresciuto, alla fine ottenni un provino con il Napoli e da allora indosso questa maglia. Giocare con il Napoli, in questo stadio, era il mio sogno fin da bambino e sono risucito a realizzarlo. Ed è per questo che indosso la maglia del azzurra con orgoglio ovunque io vada.

6. Radja Nainggolan (Roma, ottavi di finale UEFA Champions League)

Ho avuto un passato difficile, con amicizie particolari e non tutte giuste. Crescendo tutti maturiamo, quelle sono state esperienze che mi hanno aiutato a diventare una persona più forte e a capire che nella vita si può anche sbagliare. A scuola non andavo benissimo e la mia fortuna è stata poter venire in Italia a giocare a calcio. Questa è stata la mia salvezza e allo stesso tempo un'esperienza di vita nuova. Lasciare la mia città non è stato facile e dopo sei mesi avrei voluto tornare a casa. Invece sono rimasto e alla fine è stata la scelta giusta. 

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