L'Inter vuole cambiare musica

Quando l'Inter vinse la Coppa dei Campioni per l'ultima volta i Beatles si esibivano allo Shea Stadium, mentre nascevano gruppi come i Doors e i Pink Floyd. La lunga attesa potrebbe portare motivazioni o ulteriori pressioni. UEFA.com raccoglie le opinioni dei nerazzurri.

©Getty Images

Il 1965, anno in cui l'FC Internazionale Milano ha vinto per l'ultima volta la Coppa dei Campioni, è stato un anno speciale per la musica. I Beatles si esibivano nel famoso concerto dello Shea Stadium, mentre nascevano gruppi come i Doors e i Pink Floyd.

Mentre i nerazzurri cercano di mettere fine a un'attesa di 45 anni e di riconquistare il trofeo per club più prestigioso d'Europa, l'unica musica su cui si concentrano è l'inno della UEFA Champions League prima della finale contro l'FC Bayern München.

Nonostante il dominio in campionato negli ultimi anni, la mancanza di successi in campo europeo è sempre stata la spina nel fianco per i tifosi, anche a causa dei trionfi continentali dell'AC Milan. José Mourinho potrebbe essere l'uomo giusto per mettere fine all'attesa: "Per l'Inter avrebbe un significato diverso rispetto ad altre squadre come Bayern, Barcellona, Manchester United o Real Madrid - commenta il tecnico a UEFA.com -. Vincere la Champions League adesso sarebbe qualcosa di sensazionale".

Il parere è condiviso dal capitano Javier Zanetti, che a Madrid festeggerà la 700esima presenza in nerazzurro: "Dopo aver aspettato così tanto, tutti sognavano la finale - commenta il giocatore, 36 anni -. Siamo riusciti ad arrivare fin qui battendo squadre forti e soffrendo, ma penso che lo abbiamo meritato".

Anche Wesley Sneijder è convinto che la fame dell'Inter possa essere il fattore decisivo: "Non ero neanche nato quando l'Inter ha vinto l'ultima coppa - commenta l'olandese, 25 anni - Una grande squadra come l'Inter deve avere queste ambizioni. Non so se vinceremo la Champions quest'anno, ma miglioriamo costantemente e di sicuro potremo vincerla anche in futuro. Tuttavia, ci siamo molto vicini e dobbiamo riuscirci adesso".

Mentre alcuni giocatori sentono il peso del passato, altri come Esteban Cambiasso vogliono solo concentrarsi sul presente: "È vero, significa molto per il club e i tifosi, ma non dobbiamo farci schiacciare da 40 anni di storia - spiega l'argentino -. Raggiungere la finale dopo 38 anni è molto importante, specialmente per i tifosi più giovani che vedranno l'Inter all'opera per la prima volta a questo livello. È bello sapere che la squadra darà tutto per vincere".

Samuel Eto'o, a segno nelle due finali vinte con il Barcellona nel 2006 e nel 2009, sa benissimo che troppa pressione può causare problemi: "Deve essere un sogno, non un'ossessione - commenta -. So che migliaia di tifosi dell'Inter sognano questo momento, ma deve restare un sogno, perché altrimenti perderemo".

L'Inter ha vinto il titolo nel 1964 e nel 1965 con Helenio Herrera ma ha raggiunto la finale per l'ultima volta nel 1972 contro l'AFC Ajax. Due ex vincitori della coppa sono convinti che questo potrebbe essere l'anno giusto: Pierino Prati, autore di una tripletta con il Milan nella finale al Bernabéu contro l'Ajax, ammette che l'Inter negli ultimi anni ha faticato rispetto ai rossoneri perché aveva meno talento. Quest'anno, però, le cose sono cambiate: "Credo al momento sia la squadra più forte. Le avversarie si preoccupano perché l'Inter in attacco può fare la differenza, anche con i singoli".

Anche Sandro Mazzola, autore di due gol nella finale del 1964 contro il Real Madrid CF (3-1), pensa che il momento dell'Inter sia arrivato, se non altro dal punto di vista scaramantico: "45 anni non mi sembrano neanche così lontani, forse perché io ho vissuto quiei momenti. Inoltre, quattro più cinque fa nove, e il nove è un numero fortunato, almeno per me, quindi potrebbe essere l'anno buono". Musica per le orecchie di Mourinho.

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