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I 61 anni del simpatico Pfaff

Pubblicato: Lunedì, 1 dicembre 2014, 14.32CET
Jean-Marie Pfaff, uno dei personaggi più rappresentativi del calcio belga, compie 61 anni. UEFA.com celebra l’indimenticato portiere della nazionale, soprannominato 'El Simpático' dopo i mondiali del 1986.
di Berend Scholten
I 61 anni del simpatico Pfaff
Jean-Marie Pfaff nel 1987 ©Getty Images
Pubblicato: Lunedì, 1 dicembre 2014, 14.32CET

I 61 anni del simpatico Pfaff

Jean-Marie Pfaff, uno dei personaggi più rappresentativi del calcio belga, compie 61 anni. UEFA.com celebra l’indimenticato portiere della nazionale, soprannominato 'El Simpático' dopo i mondiali del 1986.

Jean-Marie Pfaff è uno dei personaggi più rappresentativi del calcio belga. Indimenticato portiere della nazionale, ha anche scaldato il cuore dei tifosi dell’FC Bayern München ed è stato soprannominato 'El Simpático'. Neanche il ritiro ha spento i riflettori su di lui, che ha continuato a lavorare nella beneficienza e come protagonista di De Pfaffs, un reality sulla sua famiglia. Ma non è stato sempre così: le origini di Pfaff, che oggi compie 61 anni, sono state ben più umili.

"Fino al matrimonio ho vissuto in una roulotte - commenta a proposito dei suoi giorni a Lebbeke, nelle Fiandre -. Quelli che vivono così sono persone fantastiche. Io, i miei fratelli le mie sorelle [11 in tutto] avevamo una vita felice perché la gente che ci circondava era molto socievole. C’era calore,  affetto, amicizia, lavoravamo, vivevamo e giocavamo insieme, e ci prendevamo cura l'uno dell'altro: era una famiglia numerosa e felice".

La morte del padre Honoré, venditore di tappeti porta a porta, quando Jean-Marie aveva soli 11 anni, ha rovinato un quadro perfetto, ma ben presto il figlio ha promesso di diventare un bravo portiere. Dopo aver lavorato all'ufficio postale e in uno stabilimento tessile, a 18 anni si è messo in luce nel KSK Beveren. "All’inizio il calcio era un hobby, perché avevo un lavoro normale - commenta -. Ogni giorno dovevo andare in bici da Beveren a Sint-Niklaas, con la pioggia o con il sole". In totale erano 25 kilometri.

Sposato con Carmen dal 1974, ha gestito un negozio di articoli sportivi insieme a lei fino a quando è diventato titolare nel Beveren. Presto è diventato una delle pedine inamovibili della squadra, vincendo campionato e coppa nazionale e conquistando il titolo di giocatore dell'anno in Belgio nel 1978. A quei tempi, era già in nazionale dopo l'esordio nel 1976, mentre nel 1980 la sua squadra è stata battuta in finale da un gol di Horst Hrubesch, il famigerato re dei colpi di testa.

Nel 1982, Pfaff ha compiuto un grande balzo lasciando il Beveren per il Bayern, anche se il suo esordio in Bundesliga è stato un disastro. Nonostante la sconfitta di misura per 1-0 contro l’SV Werder Bremen, il referto dell’incontro parla chiaro: autogol di Pfaff. Da allora poteva solo andare meglio, e in effetti è stato così: le sue parate spettacolari e il suo accento lo hanno reso un beniamino dei tifosi, per i quali era il nuovo Sepp Maier.

©Getty Images

Pfaff contro il Messico

Con la squadra bavarese ha vinto tre campionati e ha perso la finale di Coppa dei Campioni 1987 contro l’FC Porto, ma è stato alla Coppa del Mondo FIFA 1986 che Pfaff ha guadagnato un posto tra gli immortali del calcio. Ai quarti di finale, ha frenato le ambizioni della Spagna ai calci di rigore, prima di scontrarsi con l'Argentina di Diego Maradona. Al ritorno in patria, il Belgio è stato salutato da 10.000 persone nella Grote Markt di Bruxelles.

Pfaff è tornato dal Messico con un nuovo soprannome, 'El Simpático', in onore del suo eterno sorriso. Lasciato il Bayern nel 1988, ha concluso la carriera al K. Lierse SK e al Trabzonspor AŞ prima di appendere i guanti al chiodo a 36 anni. Dopo un breve periodo da allenatore, ha trovato un lavoro più adatto al suo carattere occupandosi di solidarietà e lavorando come stella di De Pfaffs, un programma che da 10 anni riprende la vita della sua famiglia nella villa di Brasschaat, vicino Anversa.

Se Jean-Marie, Carmen, le tre figlie e i nipoti non hanno bisogno di presentazioni per il popolo belga, tutti gli altri ricordano Pfaff solo per le sue prodezza fra i pali. L’ex portiere, però, non ha ancora dimenticato le sue origini. "Quello che ho avuto con il Bayern e con la nazionale è arrivato con l’impegno - commenta -. Volevo sempre migliorare ed essere il più forte". E in un certo senso, lo è stato.

Ultimo aggiornamento: 04/12/14 9.24CET

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