Studio UEFA sugli infortuni

Il vice presidente della Commissione Medica UEFA, Prof. Jan Ekstrand, spiega a UEFA.com l’importanza dello studio e la sua evoluzione negli ultimi nove anni.

È giunto alla nona stagione lo studio sugli infortuni promosso dalla UEFA, un arco di tempo che ha consentito di allestire una solida banca dati, con informazioni sufficienti per fare raffronti e individuare tendenze. Dalla sua istituzione, il coordinatore del progetto per conto della Commissione Medica UEFA, è stato il suo vice presidente, il Prof. Jan Ekstrand, grande esperto di medicina del calcio con oltre 100 presenze come medico della nazionale svedese.

"Lo studio ha avuto un’evoluzione significativa durante questi nove anni – ha commentato -. All’inizio, non era sempre facile convincere i club più importanti a partecipare al progetto, poiché inconsapevoli dei benefici che avrebbero potuto avere. La situazione attuale è profondamente mutata, con numerosi club che vorrebbero unirsi ai 23 che già vi aderiscono. Alcuni membri fondatori inviano informazioni dettagliate ogni mese da nove anni, e non lo fanno soltanto per essere gentili con la UEFA. Hanno capito che ne traggono beneficio”.

Uno dei benefici tangibili dello studio pan-europeo che ha registrato oltre 11.000 infortuni è quello di offrire ai club dei metri comparativi su cui misurare la propria prestazione medica. Come spiega Jan Ekstrand, "i club hanno piena fiducia in noi e nella nostra riservatezza. Poi, quattro volte a stagione inviamo puntualmente il nostro feedback. Per prima cosa, ogni club riceve una completa valutazione statistica della propria situazione infortuni, qualcosa che di norma i club hanno già nei propri sistemi. Ma quello che i club non hanno sono le informazioni comparate con altre squadre in altri paesi. La nostra relazione suddivide i dati statistici in aree specifiche: infortuni muscolari, legamenti ecc… In questo modo i club possono individuare i propri punti di forza e punti deboli, e decidere su cosa concentrarsi per migliorare”.

Il programma, che inizialmente si concentrava su alcuni grandi club, è stato esteso nel corso degli anni fino a coprire la fase finale di tutti i tornei UEFA per squadre nazionali, comprese quelle di futsal e gli ultimi due Campionati Europei Femminili UEFA. "Nel calcio femminile, il rischio di infortunarsi è pressoché identico, mentre possono variare le ragioni – ha evidenziato Jan Ekstrand -. Per esempio, se consideriamo i contatti in termini di massa di energia e velocità, è ragionevole che nel calcio maschile possano determinare fratture e in quello femminile contusioni”.

Nove anni di raccolta dati hanno generato interpretazioni che hanno alimentato dibattiti nella Commissione Medica e nei Simposium Medici UEFA. "È mia opinione personale – rileva Jan Ekstrand -, che ai massimi livelli non è sufficiente dare ai giocatori un programma di allenamento specifico per prevenire infortuni. Sarebbe invece meglio concentrarsi sui carichi di lavoro. Pertanto, ho maturato il convincimento che non è necessariamente lo staff medico l’anello più importante in materia di prevenzione degli infortuni. I club che nel corso degli anni hanno mantenuto costantemente bassi i livelli di infortuni attribuiscono di norma grande importanza alla comunicazione con lo staff tecnico, con i direttori generali e perfino con i dirigenti del club”.

Alla domanda su quale desiderio vorrebbe esprimere per il futuro e sul bilancio di questi nove anni, Jan Ekstrand risponde: "Abbiamo raggiunto i nostri traguardi, ma in futuro potremmo coinvolgere più club. E c’è un messaggio chiaro che vorremmo trasmettere: si dice spesso che il rischio di infortunarsi è in aumento, ma nove anni di indagini dettagliate dimostrano il contrario”.

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