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Leonardo carioca felice a Milano

Pubblicato: Venerdì, 18 febbraio 2011, 11.27CET
Dopo averci parlato del suo primo periodo sulla panchina dell'Inter, Leonardo ci racconta il suo credo calcistico, le sue passioni fuori dal prato verde e quella per l'Italia e per Milano, ormai sua città adottiva.
di Paolo Menicucci
da Milano
Leonardo carioca felice a Milano
Leonardo (FC Internazionale Milano) ©Getty Images
 
 
Pubblicato: Venerdì, 18 febbraio 2011, 11.27CET

Leonardo carioca felice a Milano

Dopo averci parlato del suo primo periodo sulla panchina dell'Inter, Leonardo ci racconta il suo credo calcistico, le sue passioni fuori dal prato verde e quella per l'Italia e per Milano, ormai sua città adottiva.

Dopo averci parlato del suo primo periodo sulla panchina dell'FC Internazionale Milano e dell'imminente sfida con l'FC Bayern Munich in UEFA Champions League, Leonardo ci racconta il suo credo calcistico, le sue passioni fuori dal prato verde e quella per Milano, ormai sua città adottiva. Per leggere la prima parte dell'intervista clicca qui.

UEFA.com: Ti aspettavi di tornare in panchina così presto dopo la prima esperienza?

Leonardo: Sinceramente no. E' stata  una grande sorpresa, ma una sorpresa molto positiva. E' vero che dopo la mia prima esperienza con il Milan pensavo di fare un anno di studio per prepararmi meglio, per cercare di capire qualcosa di più sul mio futuro. Era stata una grande sorpresa anche quella di fare l'allenatore con il Milan. Per quello, dopo un anno, pensavo di riorganizzare la mia vita e forse ripartire con la nuova stagione. Invece è stata una sorpresa veramente incredibile. Non potevo dire di no a quello che sto vivendo. Grandi emozioni, un'annata già cominciata, ma comunque di grande intensità, molto affascinante.

UEFA.com: Come è stata la transizione da allenatore a giocatore?

Leonardo: Strana, atipica, inaspettata. Davvero non ci avevo mai pensato. Facevo quello che mi piaceva, il dirigente, perché mi piace la gestione, mi piacciono gli obiettivi aziendali, mi piace costruire una struttura, gestire persone in un modo manageriale. Invece la vita mi ha portato un'esperienza straordinaria. Sono molto felice di essere stato catapultato in questo mondo, sono tante cose condensate, ogni giorno si vivono delle emozioni fortissime. Si hanno obiettivi più a breve termine rispetto a quando sei dirigente. Da dirigente si parla di un anno, due anni, tre anni. Da allenatore l'obiettivo è sempre lì: il mercoledì e la domenica. Si torna a vivere l'intensità dei sentimenti che si provano da giocatore.

UEFA.com: Da calciatori hai vinto uno scudetto con [Alberto] Zaccheroni e la sua difesa a tre. Schema poco usato adesso, tu lo utilizzeresti?

Leonardo: E' la rosa che ti da la possibilità di scegliere un sistema di gioco. E' vero che questa squadra ha già un suo modo di pensare. Non solo per costruire il gioco ma anche per difendersi. Credo che oggi una linea a quattro sia un po' un marchio di fabbrica. Detto questo però non si scarta mai la possibilità di provare nuove soluzioni. Poi con una difesa a tre non è detto che si protegga di più la difesa. Ti concede però l'opportunità di avere un uomo in più in avanti. Era quella l'idea di Zaccheroni. E forse io ero quell'uomo in più davanti perché facevo la punta esterna ed ero molto presente in attacco.

UEFA.com: Nella difesa a quattro hai invece spesso sottolineato l'importanza di avere terzini che spingono...

Leonardo: Oggi è fondamentale. Sono i giocatori che trovano più spazio, perché in mezzo ci sono sempre grandi marcature. I terzini diventano registi sulle fasce. Toccano tanti palloni, fanno partire tante azioni e sono quelli che possono sorprendere con i loro inserimenti.

UEFA.com: Quanto è cambiata la Champions da quando giocavi?

Leonardo: E' solo cresciuta. E' diventata sempre più mondiale, più internazionale, più seguita. Credo che ogni squadra europea che gioca la Champions sia seguita quotidianamente in tutto il mondo. Le frontiere sono sempre più aperte. Questo ha fatto sì che la Champions sia diventata il campionato più importante al mondo dopo i Mondiali.

UEFA.com: Un giocatore che ricordi di aver affrontato in Champions che ti ha colpito particolarmente?

Leonardo: Queste sono sempre grandi partite. Io mi ricordo una partita contro il Chelsea che per me era importante anche a livello personale. L'immagine delle partite di Champions è quella delle partite più belle, più importanti, più vissute, più seguite.

UEFA.com: Adesso quali giocatori ti piace vedere in Champions?

Leonardo: Oggi, come poi è sempre stato, abbiamo sempre grandi campioni. Questa competizione riunisce le migliori squadre al mondo e quindi i migliori giocatori al mondo. Quindi diventa davvero una competizione stellare

UEFA.com: Qualche nome?
Leonardo:
Se devo farne uno dico [Lionel] Messi. Credo sia un po' il simbolo di questa generazione. E' un ragazzo di grande carisma che piace a tutti. E un talento... enorme.

UEFA.com: A livello personale quale consideri la tua casa: Milano o il Brasile?

Leonardo: Io mi considero sempre brasiliano. Al 100%. Le nostre radici, le origini, la famiglia, il mio paese, Rio de Janeiro, sono tutte cose molto presenti dentro di me. Credo che il fatto di vivere all'estero valorizzi ancora di più casa tua. Anche se devo ammettere che Milano è diventata una parte di me. Sono passati 14 anni, ho tanti legami, tante amicizie, il lavoro. Il senso di appartenenza e la conoscenza che ho di questa città, delle persone della cultura delle abitudini. Ho acquisito tante cose tra cui la lingua, che io sento tanto mia. Dico sempre che la lingua non è una questione di parlarla, ma di sentirla. Non ho mai pensato di poter avere una lingua straniera così forte dentro di me. Mai pensato di poter sentire così in italiano. Amare o odiare in italiano. Oggi invece è così. E' un'esperienza straordinaria. Mi considero molto carioca, brasiliano di Rio, ma sono molto felice a Milano.

UEFA.com: Una lingua straniera si parla davvero bene, quando si fanno anche i sogni  in quella lingua...

Leonardo: Più che sognare io la sento. C'è una frase di Neruda secondo cui amare e odiare si può fare solo nella propria lingua. Invece credo di poterlo fare anche in italiano.

UEFA.com: Con tanta pressione sul lavoro, quanto è importante distrarsi fuori dal campo?

Leonardo: Credo che organizzarsi bene con il tuo tempo sia fondamentale. E' vero che fare l'allenatore ti prende il 90% della tua vita, ma credo che durante quel 10% che dedichi alla famiglia o al tuo tempo libera ci sia un modo di riflettere diverso rispetto al luogo di lavoro. Io ci provo a vivere il mio momento di riflessione quando stacco un po'. Si vede tutto un po' meglio. E' vero che c'è lo stress ma io cerco di vivere con tranquillità. Non posso vivere solo con lo stress negativo vedendo tutto come un problema o come una discussione o una polemica. Lo sport è tutto il contrario. Alla fine si predica l'allegria, la gioia, il mettere le persone insieme. Non si può vivere sempre con quello che non c'è. Io ringrazio per quello che c'è e davvero mi sento un privilegiato.

UEFA.com: Qualche hobby in particolare?

Leonardo: La lettura. E' il momento in cui forse riesco di più a staccare. Lettura e cinema sono i miei hobby durante il tempo libero. Poi ovviamente anche la famiglia, cerco sempre di essere molto vicino a loro.

UEFA.com: Autori preferiti?

Leonardo: Sono tanti. Seguo il cinema italiano con tanta attenzione. Una cosa che mi ha aiutato a essere sempre più presente dentro questo contesto. Alla fine l'arte di un paese ti fa capire un po' la mentalità. Ma seguo anche il cinema americano e quello europeo che offrono tanta scelta. Per quanto riguarda la lettura sto rileggendo un libro che mi piace molto: 'Il mondo di Sofia'. E' stato uno dei libri che mi ha colpito di più, scritto da Jostein Gaarder. Lo sto rileggendo dopo 15 anni.

 
Ultimo aggiornamento: 22/02/11 13.21CET

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