
Ricardo Carvalho ha combattuto molte battaglie con il Chelsea FC e a Champions, la rivista ufficiale della UEFA Champions League, ha mostrato i segni rimasti sul suo corpo.
Champions: Sei sempre stato un difensore?
Ricardo Carvalho: Sempre. Un po’ diverso, ma sempre difensore. Al Porto c’erano difensori come Jorge Costa che badavano soltanto a spazzare, non volevano giocare la palla e preferivano andare sul sicuro. Sono giocatori forti fisicamente e nel gioco aereo. A me invece piace ricevere la palla e cercare di giocare con i centrocampisti o gli attaccanti.
Champions: Carlo Ancelotti ti sostiene nel tuo modo di giocare?
Carvalho: Per il momento sì, anche perché abbiamo un centrocampista che contribuisce alla fase difensiva. E poi questo è il mio modo di giocare, non posso cambiare. O gioco così o non gioco. Non posso fare a meno di spingermi in avanti una o due volte a partita, e se non gli piace mi tiene in panchina. Ce l’ho nel sangue: voglio divertirmi in campo. Quando si presenta un’occasione per attaccare, è troppo tardi per chiedermi se Ancelotti sarà d’accordo.
Champions: Alcuni difensori non sembrano divertirsi in campo. La pressione è alta ed è vietato sbagliare.
Carvalho: Vero. La tensione delle grandi partite è enorme, si scende in campo consapevoli di non poter mancare un pallone. Mi sono capitate partite del genere, e alla fine mi sono detto che non avevo fatto il mio gioco e provato frustrazione. Anche se magari si è ottenuto il risultato voluto, senti di avere soltanto spazzato palloni. Non è il mio modo di giocare, e cerco di fare sempre quello che mi piace. Una discesa palla al piede è meglio di stare ad aspettare e allontanare il pallone.
Champions: Il vice di José Mourinho, Rui Faria, dice che quando sei arrivato in Inghilterra eri un po’ tenero.
Carvalho: Sono arrivato che avevo un piccolo problema alla spalla. Sono cresciuto in Portogallo e lì… I giocatori inglesi sono diversi, duri e forti. Il mio primo anno è stato difficile perché volevo la palla, volevo giocare, e il ritmo qui è incredibile. I giocatori sono forti fisicamente, e se non sono dotati tecnicamente, giocano duro. Non era il mio gioco. E ogni volta che saltavo con il braccio, la spalla usciva dall’articolazione. A maggio del 2005 mi sono operato. Ho iniziato a lavorare in palestra, cosa che non avevo mai fatto prima, e sono migliorato molto.
Champions: Oggi sei uno dei difensori più duri del torneo e furbo nel contatto fisico.
Carvalho: Ho imparato molto da quando sono arrivato. Qui il gioco è molto fisico. A volte bisogna adattarsi, ma mi piace. Non ho il fisico del classico difensore centrale inglese, ma mi piace giocare duro ed entrare in scivolata. Mi diverte scivolare sul campo.
Champions: Le cicatrici lo dimostrano. Quante volte ti sono stati applicati dei punti?
Carvalho: Molte. Mi è capitato di cercare di vincere duelli aerei impossibili, senza badare alla mia incolumità. Fa parte del gioco. Tre o quattro volte ho riportato ferite al cranio. Mi arrabbio quando non vinciamo un duello aereo, e così mi è capitato di saltare e pensare: 'OK, o la palla o la testa'. Adesso sono più calmo, ma all’inizio mi sforzavo di vincere tutti i colpi di testa. Ho commesso degli errori e ne porto le cicatrici.
Champions: C’è qualche qualità o dote tecnica che vorresti avere?
Carvalho: Ci sono difensori centrali più alti di me in Inghilterra, ma ho vinto duelli aerei contro di loro. Ho segnato due o tre gol contro il Manchester United con Ferdinand e Vidić in difesa. Nel Porto c’erano centrali più alti di me, ma erano in panchina perché io ero più veloce, mi giravo più velocemente. Dicevo all’allenatore: 'Devo crescere ancora un po’”. Mi ha risposto: 'No, perderesti velocità nella corsa. Vai bene così’.
Champions: Se potessi scegliere qualcuno, con chi ti piacerebbe discutere di calcio?
Carvalho: Non sono il tipo giusto con cui discutere di calcio. Vedo il calcio a modo mio! Anche con Mourinho avevamo sempre punti di vista diversi. Lui capiva il mio, ma io qualche volta non capivo il suo. Con lui discutevo più spesso di cose più generali sulla vita. Mi è sempre piaciuto vedere giocare i grandi calciatori nel mio ruolo, per cui direi che mi piacerebbe parlare con Beckenbauer, Baresi or Maldini. Ma più altro parlerei di difesa, perché il calcio è semplicemente il calcio.
Champions: Sono due cose diverse?
Carvalho: Il calcio è generale, la difesa è specifica. Il difensore è una cosa, il calcio è difendere e giocare. Il compito di un difensore è difendere, non incassare reti, chiudere gli spazi, essere concentrato sugli attaccanti e infine far ripartire l’azione. Discutere di calcio con un difensore sarebbe un buon inizio.
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