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venerdì 23 aprile 2010
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Nell'ultimo numero di uefadirect, il presidente Michel Platini evidenzia lo spirito di dialogo e il clima positivo nelle relazioni tra la UEFA e le autorità politiche europee.
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Il presidente UEFA Michel Platini evidenzia lo spirito di dialogo e il clima positivo nelle relazioni tra la UEFA e le autorità politiche europee.
Nell'ultimo numero di uefadirect, la pubblicazione ufficiale UEFA, Platini spiega come la mancanza di comprensione reciproca - culminata con la sentenza Bosman del 1995 che ha cambiato molto il panorama calcistico - sia stata sostituita da un nuovo clima, in cui entrambe le parti capiscono quanto sia importante evitare conflitti.
"I rapporti tra la UEFA e l'Unione Europea (EU), o Comunità Europea (EC) come veniva chiamata in precedenza, non erano fondati su basi ottimali - scrive il presidente UEFA -. L'organo di governo del calcio europeo è stato considerato arrogante e accusato di voler sfuggire alle leggi europee a causa della natura specifica dello sport. Questa nozione che non era chiara a chi non faceva parte del calcio, soprattutto perché club, leghe, Federcalcio e giocatori esprimevano opinioni diverse.
"La UEFA, d'altro canto, era infastidita dalla sempre maggiore interferenza delle istituzioni europee in questioni che il calcio era solito governare da solo, secondo principi da tempo consolidati - aggiunge -. Inoltre, lo sport veniva considerato alla stregua di qualsiasi altra attività economica, nonostante la categoria professionistica rappresenti solo la punta di una piramide nella quale tutti i livelli sono collegati inestricabilmente."
A dicembre 1995, la Corte di Giustizia Europea emanava una sentenza sul giocatore belga Jean-Marc Bosman, che, come scrive Platini, "comprometteva irrimediabilmente il sistema delle quote di ingaggio e proibiva tutte le limitazioni basate sulla nazionalità ai giocatori provenienti dagli stati membri dell'Unione Europea".
Il presidente UEFA dichiara che le conseguenze della sentenza Bosman obbligavano il calcio e le autorità politiche europee ad adottare un approccio differente. "Successivamente, pur non abbandonando le sue convizioni, il calcio ha capito che non aveva niente da guadagnare con i conflitti e che le vie migliori erano il dialogo e una maggiore comprensione reciproca".
"L'Unione Europea ha adottato un approccio simile e da allora si è convinta non solo che il calcio e lo sport non possono essere definiti solo guardando le categorie professionistiche, ma anche che possiedono un valore sociale enorme e che possono agire come potenti strumenti di integrazione."
Ora, spiega Platini, tra il calcio e l'Unione Europea regna un clima diverso: "I frutti di questo clima più sereno si vedono già. Il trattato di Lisbona, che riconosce la natura specifica dello sport, rappresenta sicuramente un traguardo importante nei rapporti tra l'Unione Europea e le autorità sportive".
"Un altro sviluppo positivo è arrivato in Lussemburgo, dove la Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha sentenziato a favore di una compensazione per tutte le squadre obbligate a cedere i giocatori più giovani a un altro club dopo la fase formativa. Inoltre, la Corte ha specificato che la compensazione deve essere calcolata in base ai costi totali del programma di formazione del club e non solo in base a quelli relativi al giocatore interessato".
La Commissione Europea ha anche invitato la UEFA a contribuire al padiglione europeo presso il World Expo 2010 a Shanghai, che apre i battenti a maggio. "Si tratta di un segno di riconoscimento dell'importanza sociale del calcio - conclude Platini -, qualcosa di cui essere molto orgogliosi".