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L'infinita danza delle eterne rivali

Pubblicato: Venerdì, 2 novembre 2012, 17.22CET
Il Derby d'Italia riaccende il dualismo tra Juventus e Inter, che dopo oltre un secolo di battaglie arrivano alla sfida tirate a lucido, ma con atteggiamenti opposti: basso profilo a Torino, mentre Stramaccioni non si nasconde.
di Fabio Balaudo
da Torino
L'infinita danza delle eterne rivali
Inter e Juve sono di nuovo pronte a darsi battaglia ©Getty Images
Pubblicato: Venerdì, 2 novembre 2012, 17.22CET

L'infinita danza delle eterne rivali

Il Derby d'Italia riaccende il dualismo tra Juventus e Inter, che dopo oltre un secolo di battaglie arrivano alla sfida tirate a lucido, ma con atteggiamenti opposti: basso profilo a Torino, mentre Stramaccioni non si nasconde.

Se è vero che la valore di una squadra è direttamente proporzionale alla sua ambizione, allora il Derby d'Italia sarà il banco di prova ideale per vedere chi tra Juventus e FC Internazionale Milano avanzerà la candidatura più autorevole per lo Scudetto.

La sfida di Torino, del resto, sarà più di una semplice partita a pallone. Quando di mezzo c'è il fior fiore dell'aristocrazia del calcio italico, le rivalità del presente si snudano e quelle del passato, immancabilmente, riacquistano forza come una fiamma che si autoalimenta.

Ma sotto la Mole non sarà certo il blasone a farla da padrone. Juventus-Inter si risolverà in punta di garretti, ruvida e vibrante come sempre è stata in oltre un secolo di storia. Degne interpreti di quella che in molti sensi è più una disfida che una partita di calcio, saranno due squadre che scoppiano di salute. E che faranno di tutto per vedere il "nemico" scoppiare e basta.

Lo Juventus Stadium, numeri alla mano, è un autentico fortino per i Bianconeri. Mai avversaria ha violato il suolo sacro della Vecchia Signora da quando si è trasferita armi e bagagli lo scorso anno e dunque tutto sembrerebbe congiurare contro la Beneamata. Per la legge dei grandi numeri, tuttavia, tutto ciò che inizia prima o poi deve finire e l'Inter, a sua volta, qualche numero dalla propria ce l'ha.

Balbettanti a San Siro per un bel pezzo in avvio di stagione, i Nerazzurri hanno ora ritrovato la retta via anche tra le mura amiche, ma per vocazione e risultati restano una squadra da trasferta: otto gare lontani dal Meazza, altrettante vittorie in carniere. Mica male, verrebbe da dire.

Il tutto, grazie al giovin Andrea Stramaccioni. Ma se la scelta di dargli fiducia come Mister è stata salutata come segnale di discontinuità e come inizio del nuovo corso nerazzurro, in realtà questa Inter è il nuovo che arriva dal passato. Già, perché quella di "Strama" è una rivoluzione reazionaria: lungi dal dare spettacolo, la sua creatura punta tutto su difesa e contropiede. E a chi ha provato a paragonarlo a José Mourinho, consigliamo di guardare qualche pagina più indietro nell'almanacco, alla voce Helenio Herrera.

Di HH, del resto, Stramaccioni sta seguendo le orme. Grazie al successo di mercoledì contro l'UC Sampdoria, il tecnico più giovane del campionato con i suoi 36 anni (meno dell'eterno capitan Javier Zanetti) ha incassato l'ottava vittoria di fila fra tutte le competizioni, superando proprio il Mago che si era fermato a sette. E se in lui non c'è traccia dell'istrionismo di Herrera, i concetti non sono poi molto distanti, come si evince dalle parole pre-Juve.

"Non firmo certo per un pareggio - esordisce lapidario Stramaccioni -. I risultati positivi aiutano a crescere e noi stiamo attraversando un buon momento. Siamo cresciuti e abbiamo tutto per giocarcela. Siamo l'Inter e per quanto riguarda me, quando vado in campo lo faccio sempre per vincere".

Parole affilate, che si mitigano quando il discorso si sposta sugli avversari: "Certo, di fronte ci troveremo i campioni d'Italia, che stanno dimostrando tutto il loro valore. Loro rappresentano il meglio che il calcio del nostro paese ha saputo offrire nelle ultime due stagioni e dovremo tenerne conto. Ritengo [Andrea] Pirlo il loro giocatore con maggiore qualità, perciò gli dedicheremo qualche attenzione in più per rendere la vita difficile a lui e di conseguenza alla Juve".

Il piano nerazzurro appare chiaro: bloccare la manovra avversaria alla fonte, tirare su il bavero del cappotto per evitare ogni spiffero e buttarsi a rotta di collo nella prima crepa che dovesse aprirsi. Sulla carta tutto liscio come l'olio. Già, ma in tutto questo che ruolo giocherà l'altro attore protagonista?

Anche la Juve, da parte sua, ha le idee ben chiare. Ancora una volta, a dirlo sono i numeri, che non conoscono smentita. Contro l'Inter, i Bianconeri andranno a caccia del 50esimo risultato utile consecutivo in campionato, bramosi di avvicinarsi di un'altra tacca al record di 58 stabilito dall'AC Milan di Fabio Capello tra il 1991 e il 1993.

E se la Juve ha nel mirino uno dei record del tecnico friulano, un altro lo ha già frantumato: nelle prime dieci giornate, i Bianconeri hanno ottenuto nove vittorie ed un pareggio, totalizzando 28 punti complessivi e superando i 27 ottenuti nel 2005/06 con in panchina proprio Capello. Cifre che parlano di un appetito insaziabile e che imporrebbero di volare alto, ma a Torino, come da tradizione, è sempre l'understatement a farla da padrone.

La conferma in merito arriva dalle parole di Andrea Barzagli: "Partiamo favoriti, ma restiamo con i piedi per terra perché affronteremo una grande squadra. L'Inter ha cambiato molto questa stagione, ma i suoi trascinatori sono rimasti, e sta facendo molto bene. Sicuramente i nostri prossimi avversari lotteranno fino alla fine per lo Scudetto, ma a mio parere questa sfida arriva troppo presto perché possa risultre decisiva".

Parole da pompiere. O da lepre che punta a non farsi stanare dal cacciatore che batte la pista. O semplicemente una spolverata di pretattica, che non fa male in vigilie del genere. Quel che è certo è che al di là delle parole dette e non dette, tra poche ore, come sempre, sarà il campo ad emettere il suo verdetto.

Quando il sipario si alzerà sul Derby d'Italia, lo spettacolo sarà quello di sempre. Magari non scoppiettante o avvincente, ma intenso sì. Di quell'intensità che le parole non riescono a descrivere e solo 100 anni di rivalità possono spiegare.

Ultimo aggiornamento: 02/11/12 19.49CET

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