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Anche le grandi piangono

Pubblicato: Giovedì, 10 gennaio 2013, 9.37CET
Mentre Sporting Clube de Portugal e AEK Atene affondano sempre di più in campionato, UEFA.com scopre che la retrocessione è un incubo vissuto anche dalle squadre più blasonate d'Europa.
Anche le grandi piangono
Kiko (Club Atlético de Madrid) ©Getty Images

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Pubblicato: Giovedì, 10 gennaio 2013, 9.37CET

Anche le grandi piangono

Mentre Sporting Clube de Portugal e AEK Atene affondano sempre di più in campionato, UEFA.com scopre che la retrocessione è un incubo vissuto anche dalle squadre più blasonate d'Europa.

Lo Sporting Clube de Portugal, che in campionato non è mai arrivato più in basso del quinto posto, si trova quest'anno nelle zone basse della classifica, così accade in Grecia all'AEK Athens FC. UEFA.com scopre che la retrocessione è un incubo vissuto anche dalle squadre più blasonate.

Germania: 1. FC Nürnberg (1968/69)
Nel 1968, il Norimberga aveva vinto il campionato con una rosa di appena 15 giocatori, ma prima della stagione 1968/69 il tecnico Max Merkel si disfà di 10 di loro. Gli effetti sono disastrosi: l'uscita in Coppa dei Campioni contro l'AFC Ajax dà inizio a una stagione catastrofica, conclusa con il 17esimo posto in campionato e la prima retrocessione di tutti i tempi per una campione in carica. Il capitano Heinz Strehl dichiarò: "Capiremo cos'è successo solo l'anno prossimo, quando ci ritroveremo a giocare su campi pieni di buche e con i tifosi che ci stuzzicheranno con i loro bastoni da passeggio".

Inghilterra: Manchester United FC, 1973/74
Anche se il tecnico Tommy Docherty aveva salvato lo United dalla retrocessione nel 1972/73, la decisione di cedere Denis Law al Manchester City FC a parametro zero lo avrebbe però perseguitato. Alla penultima giornata, un gol di tacco dell'ex 'Re dell'Old Trafford' condanna lo United a una sconfitta per 1-0 nel derby, e anche se la retrocessione sarà poi dovuta ad altri risultati, Law non si sarebbe mai perdonato: ''Non volevo che accadesse. Sono passati più di trent'anni, ma mi sembra ieri".

Russia: FC Spartak Moskva (1976)
Nel 1976, il campionato sovietico viene diviso in due fasi, una primaverile e una autunnale. La prima è stata da dimenticare per lo Spartak, che dopo la partenza del direttore sportivo Nikolai Starostin aveva ceduto diverse pedine importanti. La seconda, se possibile, ancora peggiore. Con un allenatore inesperto come Anatoli Krutikov e una situazione finanziaria delicata, la squadra colleziona appena 13 punti e retrocede insieme all'FC Dinamo Minsk. Un anno dopo, però, il leggendario tecnico Konstantin Beskov conquista la promozione, mentre nel 1979 arriva il decimo titolo.

Francia: Olympique de Marseille (1979/80)
"Per Marsiglia è una vera tragedia, perché la gente ama molto la sua squadra", ha commentato il sindaco Gaston Defferre dopo la retrocessione dell'OM. Nonostante la presenza di nazionali come Didier Six, Marius Trésor, Victor Zvunka, François Bracci, Anders Linderoth e Marc Berdoll e un paio di acquisti importanti, il tecnico Jules Zvunka non riesce a restare nella massima serie. Considerato tra le favorite alla vittoria del campionato, il Marsiglia va subito in confusione e sostituisce Zvunka con Jean Robin, ma arriva 19esimo su 20 squadre con soli 24 punti. Sarebbe tornato nella massima serie solo nel 1983/84.

Italia: AC Milan (1981/82)
Tre anni dopo aver vinto il decimo scudetto, e con difensori come Franco Baresi, Fulvio Collovati e Mauro Tassotti, il Milan arriva terzultimo in Serie A (ma a soli quattro punti dal settimo posto) e retrocede nel campionato cadetto. Nonostante la presenza del nazionale scozzese Joe Jordan in attacco, i rossoneri totalizzano appena 21 gol in 24 partite e le tre vittorie nelle ultime cinque giornate non sono sufficienti. "Non abbiamo iniziato così male - ha spiegato il centrocampista Walter Novellino, vincitore del titolo del 1978/79 -. In questi casi conta l'aspetto mentale. Si ha quasi paura di giocare, specialmente quando i tifosi cominciano a fischiarti".

Spagna: Club Atlético de Madrid (1999/2000)
Quattro anni dopo aver vinto Liga e Coppa del Re, l'Atlético retrocede per la prima volta dal 1933/34. Un rigore sbagliato da Jimmy Floyd Hasselbaink nel 2-2 contro il Real Oviedo del 7 maggio sbarra la strada ai biancorossi, mentre la striscia di 16 partite senza vittorie e i mediocri risultati con Claudio Ranieri e Radomir Antić in panchina completano l'opera. "In spogliatoio non c'erano frasi di incitamento, ma un silenzio totale. Sapevamo che la partita successiva sarebbe stata in seconda divisione", racconta l'ex capitano Kiko a proposito di quel dopo-partita. Come se non bastasse, la squadra di Madrid avrebbe anche perso anche la finale di Coppa del Re contro l'RCD Espanyol.

Ultimo aggiornamento: 10/01/13 13.30CET

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